A Montereale Valcellina (Pordenone) presentazione della celebre “polpetta” friulana

Edoardo Raspelli II Carne, Dop e Igp, Eventi, Tradizioni Lascia un commentoA-   A=   A+

ALLA PITINA LA BANDIERA EUROPEA DELLA IGP, L’ INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA

Domenica 16 dicembre alla centrale idroelettrica della frazione Malnisio

nel corso delle premiazioni  del Mattia Trivelli- Testimonial Edoardo Raspelli

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E’ il prodotto italiano numero 299: è l’ultima golosità del Tricolore ad aver ottenuto il riconoscimento ufficiale dell’Unione Europea. La bandiera giallo blu della IGP, l’ Indicazione Geografica Protetta è andata alla celebre “polpetta” friulana, un tempo simbolo di povertà e sopravvivenza oggi golosità artigianale tipica del territorio.

A Montereale Valcellina (Pordenone) , nella suggestiva cornice della centrale idroelettrica Antonio Pitter della frazione Malnisio (splendido esempio di archeologia industriale riconvertito in museo e centro didattico-culturale) domenica 16 dicembre  la Pitina IGP farà la sua prima uscita ufficiale.

Il debutto avverrà nel corso dell’evento organizzato dall’Ecomuseo Lis Aganis per la consegna del Premio Trivelli 2018, concorso gastronomico che negli ultimi sette anni ha accompagnato il percorso che ha portato la Pitina al riconoscimento europeo.

Per celebrare la Pitina IGP, a condurre la cerimonia delle premiazioni è stato invitato un ospite d’eccezione: Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico, inventore (nel 1975) della critica gastronomica in Italia, da vent’anni mattatore della seguitissima trasmissione della domenica mattina di Canale 5, “Melaverde”. Con lui (affiancato dalla giornalista Alessandra Natali,conduttrice dei telegiornale di CafèTv24) ci sarà anche lo chef Terry Giacomello, nativo di Montereale Valcellina, che dopo aver accumulato esperienze nei ristoranti di mezzo mondo (tre anni con Ferran Adrià) si è fermato (per ora…) al ristorante Inkiostro di Parma.

E’ del 2 luglio scorso la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea, del decreto che ha sancito l’ingresso di questo prodotto nel ristretto paniere dei prodotti a marchio DOP e IGP. In Italia, sono in tutto 299; in Friuli Venezia Giulia soltanto sei (il Prosciutto di San Daniele, il formaggio Montasio, l’olio Tergeste e la Brovada DOP; il Prosciutto di Sauris IGP e, new entry, la Pitina appunto). “Finalmente”, hanno esultato i produttori; perché l’iter di approvazione, forse per la particolarità del prodotto, è stato particolarmente laborioso. Basti dire che è iniziato nel lontano 2006 e che la svolta (la riunione di pubblico accertamento che conclude la fase istruttoria ) è arrivata nell’ottobre del 2016.

A partire da luglio, con la supervisione dell’IFCQ Certificazioni srl di San Daniele del Friuli (istituto incaricato dal MIPAAF di vigilare sulla rispondenza del prodotto al disciplinare di produzione) i produttori e i loro fornitori hanno iniziato ad operare in regime controllato; le prime Pitine con il logo gialloblù della Comunità Europea si presenteranno al pubblico nell’evento di Malnisio.

Con le autorità locali (in particolare i sindaci del territorio di produzione della Pitina, che comprende i comuni di Andreis, Barcis, Cavasso Nuovo, Cimolais, Claut, Erto Casso, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto) a sottolineare l’importanza per l’economia e lo sviluppo di turismo ed enogastronomia nel territorio delle Dolomiti Friulane ci sarà la Regione Friuli Venezia Giulia rappresentata dal presidente del Consiglio Regionale Piero Mauro Zanin .

LA PITINA, UN PICCOLO TESORO

Le Valli Pordenonesi (più precisamente Val Tramontina, Valcellina, Val Colvera) custodiscono orgogliosamente un piccolo tesoro della gastronomia dei tempi andati: la Pitina (chiamata anche, a seconda della vallata, Peta, Petina o Petuccia).

Un prodotto unico, per il quale non esistono termini di paragone. Per spiegarlo, bisogna ricorrere all’esempio della classica “polpetta”, anche se di dimensioni un po’ più grandi.

La Pitina è fatta di carne magra di capra, pecora o montone (un tempo si usava anche quella di ungulati selvatici: cervo, daino capriolo) tritata e impastata con una concia di sale, pepe, finocchio selvatico o altre erbe, che viene pressata a forma appunto di polpetta, passata nella farina di mais (quella da polenta) e quindi fatta affumicare; un tempo nel camino di casa (il fogher o fogolar), oggi in apposito affumicatoi dove rimangono 3-4 giorni.

La Pitina costituiva un tempo la “riserva” di carne, un modo per farla durare anche per mesi. Oggi la Pitina è una squisitezza ricercata dai buongustai: consumata cruda, affettata sottile, o cotta nel tradizionale piatto che la vede accompagnata dalla immancabile polenta.

IL PREMIO “MATTIA TRIVELLI”: SETTIMA EDIZIONE

DEL CONCORSO TRA RISTORATORI

Se la Pitina (che dal 2000 è Presidio Slow Food) ha raggiunto l’importante traguardo della tutela comunitaria IGP, dopo essere diventata negli ultimi anni una “star” della gastronomia tradizionale, conosciuta e apprezzata anche al di fuori del luogo dov’è nata ( le Valli Pordenonesi ) buona parte del merito va a Mattia Trivelli.

Mattia Trivelli ,nato nel 1949 e scomparso nel 1992 , era un macellaio, anzi: il macellaio di Tramonti di Sopra. All’inizio degli anni ’80 fu il primo ad avere l’intuizione che quel cibo umile, frutto di una economia di sopravvivenza, prodotto e mangiato nell’ambito strettamente familiare, poteva incontrare il gusto del consumatore ed iniziò la produzione a livello artigianale. Mattia non si limitò a vendere la Pitina nella sua macelleria: andò a proporla nelle più importanti fiere della Regione, facendola apprezzare a un pubblico ben più vasto di quello locale.

Il ruolo di Mattia Trivelli nel salvaguardare la tradizione della “Pitina” in Val Tramontina è riconosciuto nella “Guida turistica” edita nel 1989 dalla V Comunità Montana: “… un particolare cenno merita la “Pitina” … di Mattia Trivelli… a base di carne di montone affumicata con rare erbe aromatiche e dosata sapientemente con spezie secondo una antica ricetta di famiglia gelosamente custodita”. Un prodotto apprezzato e a rischio di imitazione; tant’è che il 4 aprile 1989 Mattia Trivelli presentò all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi la domanda di registrazione del marchio “Pitina”.

È per questo che Lis Aganis – Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane, l’Associazione produttori Pitina, l’Uti delle Valli e delle Dolomiti Friulane, l’Accademia Italiana della Cucina hanno deciso di tenere vivo il premio intitolato a questo personaggio, da assegnare al ristoratore che, a giudizio di una giuria di esperti, avrà realizzato il miglior piatto con la Pitina quale ingrediente principale. Un concorso gastronomico insomma, che ha riscosso un successo insperato con un livello qualitativo crescente di anno in anno. All’edizione 2018 hanno partecipato 30 ristoratori; i piatti migliori verranno premiati a Malnisio domenica 16 dicembre .

Dal 2016, è stato istituito anche un concorso tra i produttori di Pitina; quello del 2018 avrebbe dovuto essere la terza edizione, ma è stato invece denominato “1° Concorso Produttori Pitina IGP”.

Per ulteriori informazioni:

Chiara Aviani Coordinatore Associazione Lis Aganis Ecomuseo delle Dolomiti Friulane info@ecomuseolisaganis.it – cell. 393 9494762

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