Uovo, uova… di Pasqua e non… e curiosità!

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uova miste

Fin da bambina, quando andavo a trovare la nonna che viveva in campagna e aveva quattro galline, ero incuriosita dal come facessero quei piccoli animali a fare le uova e quanto mi piaceva andare a prenderle ancora calde dal posto dove le deponevano, in un piccolo pollaio, seppure fossero sempre libere di vivere all’aperto! Eh già, com’è bella la natura e come è splendido pensare che da un essere piccolo e poco rispettato come una gallina può “nascere” o un altro essere o un alimento fondamentale per lo sviluppo e la crescita di un uomo.
L’uovo occupa il primo posto nella scala degli alimenti ad alto valore biologico, cioè contiene tutti gli aminoacidi essenziali e tutti in forma utilizzabile, inoltre l’uovo rappresenta da sempre il simbolo della vita, la vita che si rinnova ed augurio di fecondità.
Per gli antichi Egizi: il dio Ptah, creatore dell’uomo, è rappresentato mentre forgia un uovo; e quest’ultimo, come simbolo di vita, è consacrato alla dea Iside.
I Fenici usavano come simbolo un serpente eretto con in bocca un uovo.
I Persiani erano soliti scambiarsi vicendevolmente uova colorate, anche in oro.
Per i primi cristiani, con l’uscita del pulcino dall’uovo raffiguravano un’espressiva simbologia della resurrezione di Cristo, l’uovo è quindi il simbolo della resurrezione: il guscio rappresenta la tomba da cui esce un essere vivente.
L’uovo, è presente anche nelle mitologie pagane dove si legge dell’uccello Sole che si è schiuso dall’uovo Mondo, e il Paradiso e la Terra sono state formate da due parti di uno stesso uovo.
L’uovo ha avuto tratti simbolici sin dai tempi antichi. Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità: secondo alcune credenze pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati due emisferi che andavano a creare un unico uovo, mentre gli antichi Egizi consideravano l’uovo come il fulcro dei quattro elementi dell’universo : acqua, aria, terra e fuoco.
Considerando che l’uovo rappresenta la resurrezione di Gesù Cristo è stato associato alla festa pasquale, quindi l’uovo rappresenta ormai la Pasqua nel mondo intero: dipinto, di terracotta, di carta, di cioccolato ecc. forse, per sua forma e sostanza particolare, ricopre da sempre un ruolo unico, misterioso quasi sacrale, oggetto dai poteri speciali quindi da sempre è consuetudine in tutti i popoli donarlo. Si suppone che i primi ad usare l’uovo come dono benaugurante siano stati i Persiani che festeggiavano l’arrivare della stagione primaverile con lo scambio di uova di gallina.
In Occidente l’usanza di donare uova rivestite d’oro e decorate come regalo di Pasqua va molto indietro nel tempo; se ne trova traccia nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra già nel Medioevo.
La ricca tradizione dell’uovo decorato è però dovuta all’orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro, il compito di preparare un dono speciale per la zarina Maria; l’orafo creò per l’occasione il primo uovo Fabergé, un uovo di platino smaltato di bianco contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a sua volta due doni: una miniatura della corona imperiale ed un piccolo pulcino d’oro. Lo zar ne fu entusiasta e ordinò a Fabergé di preparare un serie di uova da donare tutti gli anni. La fama che ebbe il primo uovo di Fabergé contribuì anche a diffondere la tradizione del dono interno all’uovo.
In tempi più recenti l’uovo di Pasqua maggiormente celebre e diffuso è il classico uovo di cioccolato, che ha conosciuto largo successo nell’ultimo secolo, arricchito al suo interno di un regalo che è stata probabilmente la molla che ha fatto incrementare la sua popolarità in ambito commerciale, in particolar modo tra i più piccoli.
Se fino a qualche decennio fa la preparazione delle classiche uova di cioccolato era per lo più affidato per via artigianale a maestri artigiani cioccolatai, oggi l’uovo di Pasqua anche per l’incremento nella richiesta ha reso necessario un processo di tipo industriale diventando un prodotto diffuso soprattutto in chiave commerciale.
In alcune zone del mondo la vera tradizione non è ancora stata persa e all’uovo di cioccolata viene ancora preferito quello classico della gallina.
In particolare gli ortodossi vedono nell’ uovo di cioccolata l’immagine di una mera
strumentalizzazione consumistica della Pasqua.
La tradizione italiana prevede il consumo dell’uovo di cioccolato dopo il pranzo pasquale anche se ora la forte influenza commerciale ne ha modificato i tempi anticipandone il consumo di alcune settimane.
Tra gli alimenti primordiali del genere umano c’è sicuramente l’uovo, ossia una grandissima cellula programmata dalla natura incaricata di mantenere e di e trasmettere la vita stessa. Dal punto di vista nutrizionale l’uovo possiede tutto ciò che è necessario per lo sviluppo di un essere vivente. Che l’uovo di gallina fornisse vitalità ed energia a chi lo mangiava fu la conclusione a cui giunsero tutte le antiche civiltà e da allora questo dato non fu mai messo in discussione. Le uova, proprio perché fonte di grandi energia, vennero considerate alimento pregiato e esclusivo in tutta l’antichità classica e nel Medioevo. Venivano accettate come merce di scambio dai feudatari in contropartita al pagamento del canone d’affitto dei terreni sotto il regno di Carlo Magno e, nessuno mai, a quei tempi, dubitava del fatto che cibarsi di uova facesse un gran bene alla salute. Per il medico Antimo, vissuto alla corte di Teodorico il Grande a Ravenna, mangiare a digiuno uova di gallina procurava un vigore fisico superiore a quello assicurato da qualsiasi altro alimento.
Gli antichi Egizi, per cuocere le uova le mettevano in una striscia di stoffa o di cuoio e le facevano roteare velocemente fino a quando, per lo sfregamento del contenuto contro il guscio, si erano rassodate al punto giusto.
A proposito di sbattere le uova sapete come fece Cristoforo Colombo a convincere la Regina di Spagna a dargli le navi per tentare l’attraversata dell’oceano Atlantico?
Cristoforo Colombo usò un uovo commestibile in una dimostrazione durante una cena con la nobiltà spagnola, nella quale scommise che nessuno dei presenti sarebbe stato in grado di mettere un uovo in piedi dritto e in equilibrio ma nessuno ci riuscì e lui mostrò che non conoscevano una particolarità della natura delle uova che permetteva di farle stare dritte. Come, vi chiederete?
Agitando forte l’uovo per un minuto!!
L’albume e il tuorlo si mischiano con la piccola bolla d’aria che c’è in ogni uovo, così le parti più pesanti tendono a scendere in basso, mentre le parti più leggere miscelate con l’aria finiscono nella parte superiore, così abbassandosi il baricentro l’uovo sta in equilibrio. In questo modo provò a spiegargli che qualcosa che sembrava difficile può risultare facile.
Da allora l’espressione “l’ uovo di Colombo” è una maniera di definire qualcosa di apparentemente impossibile ma in realtà di facile esecuzione e si applica a tutto ciò che seppure complicato lo è finché qualcuno dimostra il contrario e che risulta facile quando se ne conosce l’inganno.
Se Colombo sbattendo un uovo ottenne le navi per raggiungere le Americhe, noi oggi sbattendo le uova e miscelandole con altri ingredienti otteniamo dei piatti meravigliosi.
Pochi alimenti sono versatili come le uova fresche: alla coque, sode o al tegamino, a frittata o a soufflé, le uova si prestano a innumerevoli preparazioni nelle torte, in prelibati dessert, nei gelati, nelle salse, come la maionese o la salsa tonnata, o nella pasta all’uovo o ancora semplici frittate o come condimento per primi piatti come gli Spaghetti alla carbonara.
Per tornare all’infanzia voglio raccontarvi cosa faceva per me la mia nonna paterna con le uova delle sue quattro galline.
Da piccola non ero una grande mangiona anzi, e la mamma preoccupata, si affidava ai consigli della nonna che aveva allevato e cresciuto sei figli. Come ricostituente la nonna prendeva le uova intere complete del guscio e faceva una specie di crema che bevevo poi nelle settimane successive. Chiedendo alla mamma ho riscoperto la ricetta di nonna Felicina.
Si lavano bene circa otto uova, si asciugano e si mettono in un contenitore ermetico non troppo largo. Alle uova adagiate nel barattolo si aggiunge il succo spremuto e filtrato di una dozzina di bei limoni maturi e succosi (la nonna aveva anche le piante, quindi anch’essi biologici) fino alla copertura completa delle uova. Si chiude molto bene il barattolo e si lascia riposare per circa una settimana. Trascorsi sette otto giorni, tempo necessario affinché i gusci delle uova si siano sciolti, si travasa il contenuto preventivamente filtrato con un colino in un altro contenitore, più grande del primo e si aggiunge circa 600 grammi di zucchero, mezzo litro di Marsala secca e una bustina di vanillina. Si chiude nuovamente il barattolo e si lascia in infusione per altri 3 giorni, agitando quotidianamente il vaso al fine di permettere allo zucchero di sciogliersi. Al termine dei 3 giorni si filtra utilizzando un colino a maglia fitta e si imbottiglia. Deve essere conservato in un luogo fresco, la nonna lo teneva in una cantina scavata nella terra, e dopo circa un mese è pronto all’uso. Un bicchierino, almeno due volte alla settimana, da bere agitando bene prima la bottiglia. Questa antica ricetta oltre ad essere un ottimo ricostituente è un buon integratore di calcio, perché il guscio delle uova è composto in prevalenza di carbonato di calcio.

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Passione per la terra e i suoi buoni frutti. Colori, sapori e profumi del buon gusto. Amore per la vita.

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