2012, quando a Favignana tornò la vendemmia.

Fabrizio Salce Cantine, Ricette, Vino, Vitigno Lascia un commentoA-   A=   A+

  • vendemmia favignana
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L’L’arcipelago delle Egadi è situato ad ovest della Sicilia, a poche miglia da Trapani, ed è composto dalle isole di Favignana, Levanzo e Marettimo e dagli isolotti di Formica e Maraone. Sono isole di straordinaria bellezza naturale che si contraddistinguono per la solarità dei paesi e dei porticcioli, ma anche per la storia di civiltà che si respira in ogni angolo. Il vento che soffia costantemente e il mare cristallino rendono questo anfratto di terra siciliana un luogo ideale per una vacanza indimenticabile. Favignana, l’isola più grande, per la sua conformazione territoriale si è guadagnata l’appellativo di “farfalla adagiata sul mare”. Un tempo famosa per le sue tonnare oggi l’isola vive prevalentemente di turismo, un turismo che richiama migliaia di persone durante la bella stagione. Torno indietro con la mente al 2012…penso, ripenso e dico: ”Ma c’è una bella novità!”.
Racconto ai lettori dell’invitato speciale: Il Viaggio.
Il volo delle 12.50 che da Torino mi porterà a Palermo decolla e atterra puntuale. Ad attendermi a Punta Raisi ci sono Nando Calaciura e Andrea Terenghi dell’agenzia di comunicazione Gran Via di Palermo. Aspetto con loro l’arrivo di altri aerei con altri colleghi prima di metterci, tutti insieme, in viaggio verso Marsala su di un bus noleggiato per l’occasione. Siamo 18 giornalisti tra italiani e stranieri, trascorreremo la serata e la notte a Marsala e domani, dopo avere visitato alcune aziende locali (cantine), ci imbarcheremo per raggiungere l’isola di Favignana. Lo scopo è importante: testimoniare la prima vendemmia di uva da vino sull’isola dopo un secolo di assenza.
All’arrivo a Marsala veniamo sistemati in due Bagli della zona trasformati in hotel di classe; sono in effetti molto belli e confortevoli. Sulla terrazza panoramica di uno dei due viene allestito l’aperitivo di benvenuto e la cena a buffet della serata, il tutto accompagnato dai vini di una celebre cantina siciliana. Sto parlando dei nostri ospiti: l’azienda Firriato. La sede aziendale storica è a Paceco, proprio nei pressi Marsala, ma in realtà oggi la cantina è un vero gruppo con sei aziende dislocate tra Trapanese e Catanese. Un gruppo che produce 18 vini con il massimo utilizzo dei vitigni autoctoni: Nero d’Avola, Perricone, Grillo, Catarratto, Isolia, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio. La filosofia aziendale richiama da sempre il rispetto dell’ambiente e la sicilianità dei prodotti ben inseriti però in un contesto di Made in Italy.
Favignana è la sesta entità del gruppo e vive di un progetto di recupero che oltre che di vino, dovrà sapere di storia e cultura, di rinascita e possibilità di sviluppo.
La serata procede magnificamente con i sapori tipici del territorio e del mare: il tonno è il principe indiscusso con i prodotti di tonnara, bottarga, lattume e ficazza compresi. Ma ci sono anche le polpette di seppia su nero di seppia, la pasta con la sarde e il cous cous che nel trapanese è un piatto della tradizione.
Degusto alcuni vini. Mentre ascolto silenzioso il mio palato non trascuro le opinioni dei colleghi che in più casi mi trovano concorde sulla piacevolezza e il gradimento di quanto stiamo bevendo. Con una temperatura paradisiaca e un’atmosfera straordinaria, la signora Vinzia Novara di Gaetano, amministratore della Firriato e moglie di Salvatore di Gaetano, titolare, ci illustra la produzione aziendale presente su circa 50 paesi nel mondo e con un export che raggiunge il 60% del prodotto finito. Si degusta e si scherza allegramente, ma le ore, quando si sta bene, volano. Si fa notte e dobbiamo ritirarci.
Mi corico e penso a Favignana che rivedrò con piacere, ai tempi meravigliosi vissuti con l’era Florio, alle tonnare e al loro mondo ormai scomparso. Penso anche alla fillossera e all’immigrazione che spensero un altro pianeta produttivo di una delle isole più belle del mio paese. Ecco perché il progetto enologico Firriato a Favignana, di cui parlerò, mi piace e spero possa dare grandi soddisfazioni.
L’indomani veniamo trasferiti presso la più estesa delle aziende del gruppo: Baglio Sorini con i suoi 140 ettari vitati. Qui si distingue subito un dolce paesaggio disegnato dalla mano sapiente dei contadini, i suoli si contraddistinguono per l’elevato contenuto di calcare e sono franco argilloso. I vitigni presenti in prevalenza sono autoctoni, Nero d’Avola e Grillo, ma non mancano gli internazionali come il Cabernet e il Vionier. Maestoso è il giardino degli appassimenti dove troviamo le uve Zibibbo e in piccola parte Malvasia ad appassire al sole. Saranno poi utilizzate per la produzione del passito di casa Firriato. La seconda tappa è il Baglio Soria. E’ una tenuta agricola posta a pochi chilometri da Trapani che si estende su di un promontorio per circa 90 ettari. Anche qui terreni franco argillosi con una spiccata matrice calcarea e ricchi di potassio. Tra i vitigni Cabernet Sauvignon, Merlot, Catarratto e Chardonnay. Il Baglio, in termini di costruzione edilizia, sarà ristrutturato a breve al fine di riportare il vecchio borgo agricolo, tipico della Sicilia, agli antichi splendori. Risaliamo sul transfert e ci rechiamo al porto di Trapani dove veniamo imbarcati su di piccolo yacht datato 1963 per raggiungere l’isola Favignana. E’ un’imbarcazione di produzione olandese, monta due motori diesel ed è comandata da un bresciano che d’inverno fa l’architetto e d’estate il comandante. Con lui due marinai, un siciliano ex pescatore e un romeno molto gentile. C’è anche una bella ragazza dai tratti mediterranei che non sfugge agli occhi dei signori saliti a bordo.
Basteranno 90 minuti per raggiungere l’isola ma il programma parla chiaro: pranzo a bordo con vini bianchi aziendali, tuffo in mare, sole e riposo. Il mangiare è delizioso e i vini gradevolissimi. Raggiungiamo la vicinanza delle isole dell’arcipelago al punto di potere distinguere gli ingressi delle vecchie cave di tufo, quel tufo che servì alla costruzione di tante dimore storiche della Sicilia. L’acqua è splendida, un mix di azzurro e blu da umiliare i mari caraibici, la temperatura, nonostante sia il 17 di settembre è alla pari della calde giornate del mese di agosto. Altri fortunati a bordo di altre imbarcazioni si godono la giornata ancorati a questo paradiso terrestre. I colleghi sfoggiano costumi e pancette ma non manca il bellone di turno e uno splendido bichini teutonico. Io non mi tuffo, mi godo il vino bianco fresco e armonioso e una bella chiacchierata al sole con Mariella, una cara collega di Roma che ho sempre stimato per la sua professionalità. Al termine del momento godurioso si riparte e finalmente si attracca a Favignana. Prendiamo alloggio presso una bella struttura turistica posizionata sul mare e ci regaliamo due passi nel cuore dell’isola. L’atmosfera è ancora quella delle vacanza e i turisti presenti sono davvero tanti. Due acquisti, un caffè con un collega e si rientra in hotel per prepararsi per la serata. Ancora i vini Firriato in primo piano accompagnati da piatti di pesce con alcune ricette isolane come le polpette di tonno. La Signora Vinzia descrive i vari vini, monovitigni e assemblaggi, ma soprattutto inizia a raccontarci del progetto enologico culturale di Favignana che all’indomani potremo vedere dal vivo in località Calamoni, con la tanto attesa vendemmia ritrovata. Nel 2007 l’azienda, dopo avere acquisito i terreni, ha impiantato 5 ettari con 5 vitigni autoctoni. I rossi Nero d’Avola e Perricone, e i bianchi Grillo, Catarratto e Zibibbo. Si pensa a una viticoltura di mare incastonata in un contesto di natura e paesaggio. “Un sogno coltivato da tempo e finalmente accarezzato” ci dice Vinzia, un sogno al quale abbiamo il piacere di assistere per il primo atteso raccolto.
E così l’indomani raggiungiamo i vigneti dove gli uomini sono intenti a staccare le uve. La cantina di vinificazione è in fase di realizzazione motivo per cui non ancora operativa. L’uva viene posizionata nelle cassette e trasportata fino in riva al mare. Ad attenderla un’imbarcazione che la porterà nelle cantine di Paceco per la vinificazione. Saranno poche le bottiglie, circa 25.000, ma è l’inizio di una storia tanto bella quanto concreta. Favignana ritrova la sua vendemmia perduta, e allo stesso tempo trova un progetto che deve estendersi, operare, creare posti di lavoro, nel rispetto delle terra e degli uomini. Trova una famiglia e un’ azienda che, in un contesto economico mondiale non certo roseo, ha ancora voglia di investire, di credere che chi lavora bene verrà premiato. Trova una mentalità diversa, convinta, tenace, forte, orgogliosa di essere siciliana e, soprattutto, di essere italiana.
Guardiamo con affetto quella barca carica d’uva perdersi nel blu del mare mentre raggiungiamo anche noi la nostra imbarcazione, ci aspetta il viaggio di ritorno, il bus e gli aerei che ci riporteranno a casa. Chi a Milano, chi a Roma, a Torino a Firenze, chi più vicino a Palermo. Torniamo con un ricordo indelebile di avere assistito ad un passaggio storico della nostra enologia; gli occhi ancora ammaliati dal mare, e il palato già orfano di tanto buon vino. Si, è nostro, mio dovere raccontarlo.

Cantine Firriato

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Sono un giornalista iscritto all'ordine italiano e svizzero nonché membro dell'International Federation of Journalists. Da oltre 20 anni mi occupo di cibo, agricoltura e ambiente. Ho lavorato tra l'altro per Mediaset, Rai World, Rai Expo, Stream News, Stream Verde.

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