La Chiesetta rurale di S. Maria in Correano ad Ausonia (FR).

Salvatore M. Ruggiero Territorio, Viaggi 1 CommentoA-   A=   A+

chiesetta rurale

La Chiesa di Santa Maria, o della Madonna di Correano, un vero gioiello di architettura popolare rurale religiosa, è ubicata fuori dal centro abitato, alle falde del monte Fammera, in territorio di Selvacava (frazione di Ausonia, in provincia di Frosinone), esattamente in località Coriano o Correano. Il toponimo starebbe qui a identificare una zona nota nell’antichità come la “regione delle fate” (“χώρα ξανασ” – “kora janas”). Poco lontano dalla chiesa, infatti, ma sul territorio di Coreno Ausonio, si trova la famosa, forse anche protostorica, “Grotta delle Fate”. Un sito antichissimo molto simile alle “Domus de Janas” sarde (ne tratto in altra sezione di questo stesso volume). La chiesa, invece, risale presumibilmente al secolo XI, e sarebbe stata edificata sui resti di una villa o di un tempio romani. Essa sorge, peraltro, in un’area archeologica interessante per i reperti di antiche tombe, di mura poligonali (esternamente è chiaramente visibile un solido muro paleolitico di contenimento del piazzale), per un grande sarcofago monoblocco, risalente a epoca augustea, posto anch’esso all’esterno della chiesa e infine per una splendida stele, dedicata al console Coriolano, con tanto d’iscrizione in latino, inserita nel pilastro destro del campanile. Vi si legge “…AUGUSTALI COLONIA…NERONENSIS CLAUDIA AUG…PUTEOLIS”, a stabilire l’origine puteolana di una locale colonia augustea della famiglia Neronense-Claudiana. La chiesa è costruita seguendo i dettami dello stile romanico, dotata di un’alta torre saldata al centro della facciata, che farebbe pensare a una sua spiccata funzione difensiva; forse era usata come punto di avvistamento. Ha un’abside semicircolare e ospita al suo interno, la statua lignea di una Madonna con Bambino. Il sacro edificio forse faceva parte dell’antico convento di San Marino, nominato in documenti dell’archivio già a partire dal secolo XI, e oggi scomparso; stando ai numerosi reperti riferibili a tombe sparsi dappertutto nella campagna circostante, S. Maria potrebbe aver assolto il ruolo di chiesa funeraria.

Al centro della facciata, alla base della torre campanaria, che si regge su quattro pilastri con archi a tutto sesto, dei quali quelli laterali tampognati, che assolve anche la funzione di piccolo atrio davanti alla porta della chiesa; il corpo del campanile, è diviso in cinque ordini o piani, da una semplice ma interessante decorazione in laterizi, e reca una serie di monofore con coronamento a mattoni disposti a raggiera, di cui alcune murate. Attira l’attenzione anche il grande sarcofago scavato nella pietra, di probabile origine medievale, cui la popolazione locale attribuisce virtù taumaturgiche e, soprattutto, la citata lapide nel pilatro destro del campanile, inserita alla base solo in epoca recente, a seguito dell’ultimo restauro. Le prime notizie certe e documentate dell’edificio, di fondazione e stile protoromanici, si hanno soltanto a partire dal 1591. Attualmente la chiesa, dipendente dalla parrocchia di Selvacava (quindi di Ausonia), è aperta e adibita al culto. Nella sua struttura di chiara impronta romanica ha un’unica piccola abside con un presbiterio leggermente rialzato. Sulle pareti laterali di destra sono stati scoperti e restaurati affreschi databili intorno alla metà del XIV secolo. Essi fanno pensare che un tempo gli affreschi dovevano estendersi su gran parte della superficie interna dell’edificio.

Sulla parete immediatamente a destra, è visibile un bel dipinto, probabilmente di scuola benedettina, coevo di altri affreschi che si trovano all’interno della chiesa di S. Antonio Abate, sita nella vicina cittadina di Castelnuovo Parano. La presenza dell’affresco è attribuita al forte legame che anticamente univa Selvacava al porto e agli Ipati di Gaeta. Sul primo dei due pannelli affiancati, il più grande, s’intravede un episodio di navigazione in cui la figura di un santo, identificabile con un vescovo, e più esattamente in San Nicola di Bari, interviene a tranquillizzare alcuni marinai terrorizzati dall’infuriare della tempesta, impugnando egli stesso il timone. Nell’altro pannello più piccolo, si scorgono la base di una colonna e altri decori colorati. L’identificazione del santo è stata fatta sulla base della comparazione dell’abbigliamento. Altro aspetto molto interessante, all’interno della chiesetta, è il selciato in pietra scoperto in sede di restauro, sotto il pavimento del sagrato, ora ben visibile nel suo stato originale, grazie alla copertura con infrangibili lastre di vetro, illuminato da adeguati faretti. Prima di andare via, a malincuore, mi fermo un attimo nelle immediate vicinanze della chiesa. Mi è stato riferito che, sotto alla stradina che dall’omonima fontana porta alla chiesetta, si trovano tratti di mura megalitiche, in buono stato di conservazione, che formano, in parte, il muro di sostegno del piazzale adiacente al sagrato. Col permesso del proprietario del fondo sottostante, mi è stato possibile ammirare la maestosità delle citate mura. Qualche altro resto di simili mura fu ritrovato in un’altra zona, più a valle. In seguito le grandi pietre furono incorporate nei muri maestri di un’abitazione. Quando il sole si nasconde dietro al massiccio montuoso di Petrella e Fammera, decido di prendere la strada del ritorno. E, come il solito, vado via a malincuore. Abbandono la chiesetta della Madonna di Correano con la certezza che ci tornerò al più presto: certi posti remoti, silenziosi e mistici fanno bene allo spirito e tutti, anche gli atei e gli agnostici farebbero bene ogni tanto a frequentarli e ad ammirarli.

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Scrittore- Autore
Salvatore M. Ruggiero è nato il 6/6/57 a Coreno Ausonio (FR) dove vive e lavora. Lui ama dire che sta in Bassa Ciociaria o Alta Terra di Lavoro ("Et hic manet optime!").
Ha scritto una sessantina di libri: raccolte di racconti paesologici e storici, diari di viaggio, recensioni cinematografiche e saggi su Ingmar Bergman, di cui è un profondo cultore e conoscitore.
Il 29 maggio 2014 ha partecipato, con un suo lavoro: "La figura del padre nel cinema di Ingmar Bergman, al XII Convegno: "Cinema, filosofia e psicanalIsi", organizzato dalla UNISAL a Lecce, nell'Aula Ferrari del Palazzo Codazzo Pisanelli.
Nel 2016 un suo corposo contributo paesologico è stato inserito nel volume: "Gli Orpelli Svaniti" antologia letteraria curata dal poeta e critico letterario Dante Cerilli col contributo di AAVV (poeti e scrittori italiani) edito da Tofani-Editore.
Dall'estate del 2016 collabora con la rivista culturale on-line "linvitatospeciale.com" fondata dal giornalista enogastronomico Fabrizio Salce.
Nel settembre del 2016 ha firmato le prefazioni di due libri di Maurizio Andreoni Costacurta, architetto-scrittore: il romanzo "Quei silenzi pieni di parole" e il racconto lungo "Aveva pagato in anticipo".
Dal 2017 collaborerà con la rivista di Critica Letteraria "Pagine Lepine" fondata e diretta dal critico prof. Dante Cerilli.
Le altre sue opere s'intitolano:
LE STAGIONI DELLA LATTAIA-Il racconto breve della donna che mesceva il latte.
STORIE DAL PAESE DEI CICLAMINI.
PAESOLOGO PER CASO (Volume 1/2/3/4 + I quattro volumi)
IL GENIO DI UPPSALA-Il grande cinema di Ingmar Bergman spiegato a chi lo ignora.
PARLA CON BERGMAN.
UN'ESTATE CON MONIKA (con prefazione del prof. Giovanni Invitto).
FARO MAGICA.
LA TRILOGIA RELIGIOSA.
THE GENIUS - 8 grandi film di Ingmar Bergman.
THE GENIUS - 6 capolavori di Ingmar Bergman.
STRINDBERG in BERGMAN.
KIERKEGAARD in BERGMAN.
NIETZSCHE in BERGMAN
La Morte e Dio in Ingmar Ernst Bergman.
Roberto Tortora legge LE STAGIONI DELLA LATTAIA.
CRONACHE DAL PICCOLO BORGO DELLA PIETRA MILLENARIA.
Il racconto della strage dei soldati francesi a Coreno nel marzo del 1799.
STORIA DI CORENO
La figura del Padre nel cinema di Ingmar Ernst Bergman.
C'E' UN VECCHIO GELSO FRONZUTO PROPRIO SOTTO CASA MIA.
7 RACCONTI IRONICI BREVI.
La Danza degli Ulivi nel Vento (poesie).
I Dolori di un Povero Poeta Prosastico (poesie).
Faro: l'isola del bergmaniano.
Di Streghe e di Janare.
L'Orto dei Frutti Dimenticati (con prefazione di Fabrizio Salce).
Compendio di Giochi Antichi e Passatempi Dimenticati (con prefazione di Massimo Roscia),
Storie dalla Valle del Liri.
Storie dalla Val di Comino.
Storie dalla Valle dell'Ausente (con prefazione di Luca Piccolino).
Storie da Posillipo.
Storie dalla Valmarecchia.
Album Fotografico 1: PAESOLOGIA.
Album Fotografico 2: VUCUMPRA'.
Album Fotografico 3: IANUA-PORTE.
Album Fotografico 4: TRAMONTI.
AIbum Fotografico 5: Mastri Casari.
Album Fotografico 6: SS7 Via Appia.
Album Fotografico 7: Castelnuovo Parano.
Album Fotografico 8: Coreno Ausonio.
+ 18 saggi MONOGRAFICI su altrettanti film di Ingmar Bergman.

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Commenti 1

  1. Febo Antonio Guastaferro Cardillo

    Le mie congratulazione al Sr. Salvatore Ruggero.

    Da: Antonio Guastaferro, nato a Selvacava Y residente in Venezuela da oltre 60 anni.

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