Cipolla rossa di Tropea

Fabrizio Salce Verdure Lascia un commentoA-   A=   A+

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La sua forma è leggermente allungata, ricorda un pochino l’oliva, la tunica e rossacea, mentre l’interno si presenta bianco e carnoso. Non è acida, anzi, è piacevolmente dolce. E’ imitatissima e unica. La fascia costiera di coltivazione corrisponde ai terreni di Campora, dove se ne produce la parte più consistente, poi il promontorio di Capo Vaticano, da Nicotera a Briatico. Vero e proprio biglietto da vista dell’eccellenze della Regione Calabria deve la sua unicità agli antichi terreni limosi e al microclima della zone che non presenta sbalzi di temperatura particolarmente accentuati. Fu nei primi anni dell’ottocento che si iniziò a coltivarla in quantità come prodotto alternativo alla coltivazione del cotone, i semi vengono ancora tramandati da padre in figlio. La produzione si aggira sui 200.000 quintali e la resa a ettaro varia da 700 a 800 quintali, facile comprendere che gli ettari coltivati si aggirano sui 250. Con questi numeri possiamo constatare che nonostante le richieste e la qualità rimane ancora una produzione limitata. L’ortaggio ha ricevuto il riconoscimento Europeo IGP e i suoi cicli produttivi si dividono in tre fasi: primizia, medio precoce e tardiva. Nei mesi di settembre e ottobre avviene la semina nei semenzai mentre è nei mesi di novembre e dicembre che avviene il trapianto in campo. La raccolta in base alle tre tipologie inizia a febbraio e termina a settembre. Introdotta quasi certamente in Calabria dai Fenici la Cipolla Rossa è ricca di vitamina C, vitamina E, zinco, iodio, ferro, selenio, magnesio. Il suo consumo è ottimale per il benessere del cuore e delle arterie e inoltre è riconosciuta per il suo potere antisclerotico dei componenti.
In cucina la nostra protagonista può essere utilizzata in mille modi, ma anche semplicemente cruda, nelle insalate, esprime meravigliosamente tutto il suo dolce sapore, evitando al buongustaio di turno, grazie all’assenza di acidità, problemi di alitosi. La pasta con tonno e cipolla, i minestroni con i fagioli e la cipolla, le rondelle di cipolla dorate, i sughi, saltata in padella, grigliata, in agrodolce, e al contempo la marmellata di rossa, divina in abbinamento con il pesce affumicato.
La cipolla, un ortaggio dalla storia secolare. Nell’antico Egitto la cipolla, al pari dell’aglio, era considerata come divinità e veniva invocata nei giuramenti. In Grecia era consacrata alla dea Latona, madre di Apollo e Diana. Sempre in Grecia i soldati includevano nella loro alimentazione la cipolla durante le campagne militari di guerra.
Nel periodo romano la cipolla ebbe una notevole valenza nella cucina, in parte per via delle sua proprietà diuretiche, e in parte per essere un valido stimolatore del consumo di vino. Nella Roma Imperiale di Tiberio il ricco patrizio Apicio, famoso per avere dilapidato una fortuna proprio alla ricerca di prodotti e piaceri per la gola, inserì la cipolla in molti piatti del suo ricettario. Si narra che nel momento in cui comprese di non avere più la possibilità di mantenere un elevato tenore di vita organizzò un’ultima cena che si concluse con una coppa di vino contenente oltre al nettare degli dei anche del veleno. Il poeta romano Marco Valerio Marziale epigrammista della lingua latina scrisse: Quando hai moglie vecchia e membro molle, non ti resta che mangiar cipolle.
Essendo un ortaggio che vive in contrapposizione alla luna, è rigogliosa in fase calante e rimpicciolisce in fase crescente, la cipolla è il simbolo dell’invidioso che soffre e patisce che gli altri vivano in prosperità. Invece per la capacità di fare lacrimare gli occhi nell’iconologia di Ripa (Cesare Ripa – studioso accademico e scrittore italiano) una ghirlanda di cipolle adorna la personificazione del Fisco – fare piangere è in suo potere.
Tornando alla Cipolla Rossa di Tropea IGP vi ricordo che consultando il sito del Consorzio si possono trovare tutti i comuni di produzione e molti consigli per l’utilizzo in cucina. Nei negozi tipici del territorio la trovate appesa intrecciata nelle tipica treccia, una invenzione delle donne del posto, mentre alcune aziende la propongono anche essiccata.
Spesso ne ho parlato nei miei programmi televisivi e radiofonici, sia come giornalista di settore che come autore di documentari e servizi sulle eccellenze italiane. E’ un prodotto che ho amato sin dal primo incontro e che consiglio in tutta sincerità a voi tutti; fate solo attenzione alle imitazioni che sono veramente tante.
Cercatela sui mercati e assicuratevi che sia quella originale, poi assaggiatela cruda e infine godetevela come più vi piace. Sappiate solo che è un grande prodotto della terra italiana. L’Italia che piace.

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Sono un giornalista iscritto all'ordine italiano e svizzero nonché membro dell'International Federation of Journalists. Da oltre 20 anni mi occupo di cibo, agricoltura e ambiente. Ho lavorato tra l'altro per Mediaset, Rai World, Rai Expo, Stream News, Stream Verde.

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