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UNO SCRITTORE E LA SUA CITTA’. LE SORPRESE DI UGO CORNIA

Angelo Giovannini Osterie, Salumi, Tradizioni Lascia un commentoA-   A=   A+

Ugo Cornia “Mangiar bene è la normalità”. Poi nel racconto scopriamo la torta Colombina, i ciccioli fatti in casa e i formiconi dei castagni

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L’intervista non è inedita, o almeno non in tutte le sue parti, ma son sicuro che l’amico lamberto mazzotti, direttore di Gustando, non se ne avrà se, in questa occasione speciale, la ripropongo. Lo scrittore UGO CORNIA è uno dei personaggi più originali e interessanti che mi sia capitato di incontrare in tanti anni di attività professionale e, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, intitolato “Buchi”, maggio 2016  per Feltrinelli, mi piace condividere con i lettori de L’InvitatoSpeciale, una intervista che definire ‘curiosa’ e divertente è il minimo, nella quale lo scrittore che fa impazzire giovani e meno giovani, racconta del suo rapporto col cibo, col vino e con la modenesità: ne è uscito un racconto pieno dei toni e delle atmosfere tipici di suoi romanzi.BUCHI UGO CORNIA 9788807031984

 

Ugo Cornia non ama le biografie, anche nei risvolti dei suoi libri c’è il minimo essenziale. Modenese, 50 anni e un po di più, è scrittore molto amato dai giovani e da un pubblico culturalmente esigente. Dal 1999 ad oggi ha pubblicato 11 libri, quasi tutti romanzi, per diversi anni con Sellerio e più recentemente con Feltrinelli. “Sulla felicità ad oltranza”” fu il primo libro ed il primo successo; proprio in questi giorni, è uscito “Buchi” il suo ultimo lavoro. In mezzo, tra gli altri, “Roma” ” Storie di mia zia” “Il professionale” , tutti ben accolti da critica e pubblico. Vive nel centro di Modena e si gode la sua città (e la vita) in modo intenso e libero.

Ugo, cos’è per te la modenesità ?  “Modenesità è una parola che faccio fatica a sopportare perché, vivendo qui, non so come si vive da altre parti. … essendo nato e sempre vissuto a Modena dovrei  vivere tre anni da un’altra parte e poi… C’era il detto Modena di Baviera per la presunta laboriosità modenese, sarà che io non son mai stato un grande lavoratore, almeno in senso classico, ma non posso confermare.”              Cosa pensi dei prodotti modenesi che rappresentano la tua città nel mondo ? “Devo essere sincero non sopporto l’aceto, compreso quello balsamico e non amo  molto i formaggi, compreso il Parmigiano, mi piace dentro alle cose, nei tortellini nelle lasagne e via dicendo, ma non troppo mangiato da solo, prosciutto ne mangio e spesso prendo quello di Modena ma non perché è di Modena ma perché mi piace di più e costa meno. Ecco mangio abbastanza salumi e bevo lambrusco, bevo quasi solo Sorbara, lo compro sfuso e me lo imbottiglio io, con alcuni amici, mi son trovato anche a difenderlo contro quei vinoni che son sempre più tutti uguali. Bevevo anche Grasparossa ma negli ultimi anni secondo me hanno fatto dei lavori di ingentilimento che è quasi diventato un reggiano ma meno buono del reggiano. Mangio abbastanza salume, e preferisco i salumi poveri; in  assoluto ho sempre mangiato i ciccioli, soprattutto se uno se li fa, devo dire che quelli frolli si trovano in giro anche abbastanza buoni, ma mai come se te li fai tu, certo da un maiale viene fuori un chilo scarso di ciccioli e non ho mai capito come mai costino così poco perché vien fuori più prosciutto che ciccioli. Poi la pancetta, quando è davvero buona;  ne ho trovata, nella casa su a Guzzano,  che era rimasta in cantina almeno vent’anni,  era una pancetta stesa, introvabile adesso con quel sapore.”                                  Quindi se ti trovassi in Australia e ti prendesse una botta di nostalgia cercheresti del Lambrusco ? “No, probabilmente berrei tanta birra. Anche perché lì troverei del lambrusco cattivo.”                                                                                                                                             Qual è il tuo rapporto col cibo, piacere o sopravvivenza ?  “Fortunatamente vengo da una famiglia dove ho sempre mangiato bene, quindi per me non è un valore, è la normalità, poi penso sia anche una questione di piatti antichi. Certo che non è solo sopravvivenza, ma non voglio neanche dare troppa importanza al fatto della buona tavola.; io non sono mai stato un solitario, a tavola metà del piacere è dir cavolate, il mangiare è anche un po’ legato anche al divertimento. Però devo dire che, sinceramente, sta cosa dell’enogastronomia infilata dappertutto mi sta rompendo un pò, mi toglie il gusto sincero del mangiare,  capisco ci sia agganciata la questione dell’economia ma…”           E i tortellini, lo zampone ? “ Si, mangio, e volentieri, sia i tortellini che zampone e cotechino.Un giorno su in montagna, con un mio amico che adesso fa il veterinario, abbiamo combattuto una mezza giornata con una zampa di maiale per scuoiarla per fare il cotechino ma con la forma dello zampone, col piedino; un vero casino, fatto a crudo”                                                                                                                   Parlando di animali, nel tuo penultimo romanzo “Animali” racconti molto di quelli che non si mangiano, topi, cani e gatti, ma cosa pensi degli aninmali come cibo in questi tempi di vegetariani e vegani ? “Io fino a una certa età, e tuttora mi da qualche problema, non mangiavo la bistecca e in generale carne di mucca, ma solo perché mio nonno ne aveva otto nella stalla e le trovavo bellissime, quindi non mi piaceva l’idea di mangiarle. Su a Guzzano c’erano le mucche nelle stalle, per dieci anni abbiam tenuto anche i maiali, poi galline e conigli. Adesso mia sorella è vegetariana, io ho avuto anche una fidanzata vegetariana e, non so se mio padre facesse apposta, quando lei veniva su in montagna c’era sempre solo carne, nei tortellini, il lesso, l’arrosto”                                                                           E i dolci ? “Sempre e comunque i dolci fatti in casa, i dolci di una volta.  Mia zia Bruna faceva tutti gli anni a Natale un dolce che si chiamava TORTA COLOMBINA tipica della mia famiglia, che è la versione lussuosa del la crescenta con l’uva, dalla pasta e la forma del bensone però con dentro una marmellata con uvetta, sapore e altro, mia cugina si ostina a farla e me ne regala sempre. Poi ricordo con nostalgia il Creme caramel di mia zia buonissimo ma quando non ha più potuto usare il latte vero della mucca  non ci riesce più. Il latte vero con quel  latte erano dolci ineguagliabili.”                                                                                                                                                                                                          Ugo e il vino ? “Ne bevo, ma  non sono abituato a bere da solo. Se sono fuori casa e sono in bicicletta,mi capita di tornare a casa ‘ubriachino’, ma se sto a casa dieci giorni senza veder nessuno è difficile che ne beva.”                                                                                                       Ma la tavola è o no un mezzo per comunicare, aiuta a stare insieme,  c’è una componente ludica ? “No, non direi che è un mezzo per comunicare. È una cosa normale berlo,  ludica forse si, non credo che serva per stare insieme, per me è come fare una partita a carte, ti dà aria di festa, ma non sento un blocco a comunicare da sbloccare col vino   ecco, direi che non mi compensa una mancanza.”            Il cibo e le donne, eros e cibo… “Ma mi metti in imbarazzo perché, sembrerà strano, me lo dico tra me e me, ma è un periodo che non sono più un maniaco sessuale e mi sembra una cosa così strana… facendo l’asino con una mia amica, un po’ di tempo fa, le ho detto ‘sai che potrei guardarti in faccia pensando come sei intelligente, potrei parlare con te per ore’.”                                                                                            Che ruolo possono avere il cibo o il vino in un corteggiamento o in una situazione amorosa ? “Faccio fatica a dirlo perché dovrei presumere dei momenti senza vino e senza cibo, invece sia che io veda un amico sia che veda una mia amica la prima cosa che facciamo è aprire qualcosa da bere.  Ho sempre frequentato donne che cucinavano molto bene e se mi avessero presentano una scatoletta avrei sempre il mio pacchettino col salame. Una che mi frequenta sa come son fatto.”                                                                                                        Ed Eros ?  “La mia esperienza mi dice che so che se buttassi dei cubetti di ghiaccio sulle tette di una so che mi manderebbe subito a quel paese.. mi son sempre censurato, comunque non c’è mai stato il ghiaccio nelle mie manie sessuali, poi generalmente la donna ha problemi di circolazione, manine e piedini freddi .”                                                                                                                                                                              Frequenti la Cucina etnica ? “Odio il sushi. Non ho una gran curiosità… verso le cose strane e verso i ristoranti stranieri.  Una estate io e un mio amico avevamo la mania di andare nel castagneto e mangiavamo i formiconi dei castagni, quelli che si trovano nella terra di castagna… li prendavamo così crudi e mi ricordo che tra i denti schizzavano, dentro erano semiliquidi e avevano un gusto asprigno.   Ci siamo andati varie volte, glielo aveva detto suo zio.”                                                                                                                                                                          Per salutarci ci regali un aneddoto legato alla tavola e al cibo ?  “L’ultimo episodio strano che mi ricordi a tavola, sarà stato tre o quattro anni fa, è questo:  una volta su in montagna, dove in tutte le stanze  c’è il campanellino per chiamare, eravamo a tavola tutti, un bel gruppo di parenti;  va spiegato che c’era la mia bisnonna  Marianna molto severa e temuta, che quando una delle tre nipoti, rovesciava il bicchiere, diceva sempre questa frase ‘signorina, lei domani berrà nella sua scarpetta’… bhe mentre eravamo tutti a tavola e mia zia stava ricordando questa abitudine della bisnonna io e mia cugina abbiamo sentito chiarissimo suonare il campanello… solo noi, nessun altro… siam rimasti come se la nonna avesse voluto sbuffare verso la nipote che ripeteva la sua frase.”

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