Nel blu … ovvero immergersi nel mare di Sardegna

Ines Marras Mare, Territorio, Viaggi Lascia un commentoA-   A=   A+

Sabella spallanzani Foto Renato Romor

Sabella spallanzani
Foto Renato Romor

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’è un momento in cui il mondo dell’acqua e il mondo della terra si separano … quando metti una mano sulla maschera e ti lasci andare nel blu … bastano un respiro, due respiri e non sei più tu …

Sei un elemento dell’acqua e nell’acqua ti immergi, lentamente, senza fretta; il tempo non ha più misura, non ha misura lo spazio e vai verso un altro mondo, silenzioso, popolato da una non umanità, popolata dalla minuscola affascinante flabellina, con il delicato spirografo e l’elegante delfino.

Non si possono descrivere le sensazioni, i battiti di cuore che accompagnano i battiti di ali della lepre di mare che ti passa davanti agli occhi e va, oltre la coltre di posidonia, fluttuante casa del giallo cavalluccio che fra le sue foglie si appiglia e trova conforto e sicura oasi.

Non si ricorda la prima volta, forse, perché appena la testa va sott’acqua e non riesci a mettere insieme tutte le istruzioni fresche di teoria dici: “fermate il mondo, ricominciamo da capo”, come pensai tanti anni.

Ma, dopo la prima volta, tutte le altre sono indimenticabili, incontri unici, perché ogni essere del mare è unico, come unico è ogni essere della terra; ma sott’acqua è tutta un’altra cosa.

Si può cominciare a dieci anni, a venti, a cento, basta volerlo e affidarsi a un istruttore serio, preparato, di cuore e di testa: ti prenderà per mano la prima volta e ti lascerà andare da solo quando capirà che sei pronto; puoi tornare sott’acqua dopo vent’anni e sarà come la prima volta, lui sarà sempre lì, a prenderti per mano per lasciarti andare solo quando ti sentirà respirare con il giusto ritmo, pronta a guardarti intorno a godere della bellezza del mare anche solo a due metri di profondità.

Ho imparato ad amare il mare e a conoscerlo da bambina, con i documentari di Jaques Cousteau, documentari immersi nella magia di luoghi ben lontani dalla spiaggia dove andavo ogni estate, luoghi che immaginavo e vedevo a colori anche se la televisione giocava ancora con i due colori antitetici per eccellenza, il bianco e il nero: ma le sfumature fra essi erano ben più di tutte quelle dell’arcobaleno messe insieme.

Per questo, ancora oggi, dopo decine d’anni ricordo quei documentari a colori, di quando immaginavo la bellezza di quei pesci, di quelle grotte, di quegli infiniti piccoli e grandi esseri variopinti e variegati.

Ma sono cresciuta convinta che fossero solo là, nei paesi lontani, in lontani mari, colorati e ricchi, ben diversi dai nostri.

Finché ho cominciato a mettere gli occhi sotto il pelo dell’acqua, con maschera e pinne prima, poi con la muta e le bombole, per sgranare gli occhi di meraviglia quando ho cominciato a incontrare il giallo, il rosso, il verde, il blu, l’arancione, il rosa, il fucsia … un arcobaleno di mille e mille colori, più di quelli dei prati in fiore a primavera, più di quelli delle piume del colorato gruccione, più delle trame e degli orditi dei minuti intrecci di tappeti e scialli che della mia terra sono simbolo e traccia.

E da quel punto in poi non c’è più misura alla bellezza e alla vita.

Una giornata d’estate come poche, scendere a quaranta metri per vedere un relitto, ancora vivo nel suo essere casa e rifugio, ricordo e pensiero, girarci intorno e di nuovo su verso il cielo: risalire inseguendo le bolle e guardare oltre il pelo dell’acqua nel blu del cielo che si fonde col blu dell’acqua, non ci sono parole che possano raccontare le sensazioni che pensi uniche e  irripetibili e ritrovarle invece con la testa a pelo d’acqua e gli occhi e il cuore che si perdono nel fascino d’azzurro che si fonde nel verde della posidonia in uno sfondo di candida sabbia.

Ecco questa è Sardegna … questo è il suo mare, rispettalo e amalo, ne sarai per sempre ricompensato….

 

 

 

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Figlia dell'emigrazione, sono cresciuta a Sassari dove ho studiato fino alla laurea in Pedagogia con una tesi sul sistema spazio-temporale nella poesia popolare logudorese.
Attualmente insegno ad Olbia, dove abito e lavoro dal 1983.
Studi di linguistica generale e sarda, di sociologia, etnografia e tradizioni popolari mi hanno ancorata alla mia terra, la Sardegna, per la quale sono bilingue sardo-italiana.
Strettamente legata al mio paese d'origine, Lula, in provincia di Nuoro, porto avanti le tradizioni ereditate dai miei genitori.
Appassionata di pane e impasti, lavoro l'argilla e il pane, riproponendo e rielaborando le forme della tradizione, dalle pintadere alle dee madri, simboli di vita, di pace, di amore.
I miei scritti parleranno di queste cose, con leggerezza, passione, amore per la mia terra e per me stessa.

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