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15 ANNI FA “LAMBRUSCO MIO”. LA RINASCITA DEL LAMBRUSCO

Angelo Giovannini Cantine, Eventi, Vino, Vitigno Lascia un commentoA-   A=   A+

Le bollicine di Sorbara, Grasparossa, Modena e Salamino Santa Croce; quattro Lambruschi che vengono da lontano

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Era il maggio 2001 e al Foro Boario di Modena, prestigioso gioiellino architettonico appena ristrutturato e trasformato in sede universitaria, un manipolo di sognatori capaci di mescolare idee e budget, esigenze di mercato e volontà di stupire, moderna tecnologia e tradizione storica, marketing e poesia, avevano ideato, progettato e realizzato “Lambrusco Mio”, manifestazione rimasta nella memoria di tutti i protagonisti di allora (produttori, giornalisti, buyer, sommelier, chef, ristoratori, consumatori) ed entrata nella storia degli eventi enogastronomici ed in aprticolare nella storia del Lambrusco dop, o meglio dei Lambruschi, modenesi, reggiani e perfino quello mantovano. Il perchè è molto semplice, quell’evento segnò la svolta, la rinascita di un vino che, a causa di qualche operazione ‘americana’ un po troppo spinta e di una mentalità che aveva privilegiato le grandi quantità alla qualità, non era riuscito ad adeguarsi al cambiamento dei tempi, ai nuovi gusti dei consumatori, soprattutto di quella folla di gourmet e gourmand che stava crescendo e manifestava esigenze diverse dai vecchi frequentatori di osterie, piole e cantine.

I vari giornalisti specializzati contattati per partecipare alla manifestazione si schernivano e ironizzavano sull’invito; poi furono una sessantina, di fama e prestigio nazionale e internazionale a venire a Modena per scoprire, ed apprezzare, gli sforzi compiuti da una nuova generazione di produttori enologici modenesi, e non solo. che avevano deciso di puntare sulla qualità rinunciando ad una quantità che pur aveva garantito grandi soddisfazioni economiche ai loro padri e predecessori. A partire dal maestro di tutti Luigi Veronelli, per gli amici Gino,  ad Andreas Marz e Jean Pierre Ritler, da Paolo Massobrio e Marco Gatti a Sergio Grasso e Burton Anderson, Als Roald, Steffen Mause, e ancora Carlo Merolli, Edoardo Raspelli, Guido Montaldo, Fabio Bottonelli, Maurizio Maestrelli, Marco Maruccelli, Enzo Vizzari, Fabrizio Salce, Paolo Corbini, Silvia Baratta, Luca Moncalvi, Giancarlo Mojoli, Roger Sesto, Alfredo Antonaros, Gianstefano Spoto, Roberto Barbolini, Kyle Philips, Herbert Taschler, Massimiliano Rella (e mi scuseranno i tanti che dimentico) grandi chef che, nei tre anni 2001-.2003, curarono le cene di gala come Marcello Leoni, Igles Corelli, Vittorio Castellani, Mark Hellman, Bruno Barbieri, Paul Alexander Whitecross, Bernard Fourier, Massimo Bottura, Philippe Legendre, Iginio Massari ed esperti considerati vere autorità nel settore come Alberto Zaccone, Ezio Rivella, Carlo Fernandez, Gianalfonso Roda, Paolo Benvenuti. Rivella, Carlo Fernandez, Gianalfonso Roda, Paolo Benvenuti.

veronelli e angelo

gatti massobrio

 

 

 

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Ma i protagonisti furono i nuovi Lambruschi dop (o come avrebbe voluto Veronelli ‘i’ Lambrusco) di Sorbara, Grasparossa, Modena e Salamino S.Croce che, con la loro carica di profumi e sapori, avevano ottenuto negli anni una trentina di cantine che in quella sede finalmente davano vita ad una nouvelle vague del rosso frizzante modenese, la scoperta di bollicine rosse di qualità che poi negli anni a seguire hanno avuto una escalation costante di premi, segnalazioni internazionali e recensioni importanti che ne hanno decretato la riconquista del meritato ruolo da protagonista, non solo sui mercati, ma anche sulle tavole e nelle cantine dei ristoranti e degli esperti. Giovani aziende, magari con le radici ben piantate nella tradizione, che avevano capito che la strada giusta per ridare linfa e prestigio al Lambrusco era quella della ricerca e della massima cura nello studiare e realizzare prodotti di qualità superiore; aziende come la Cantina Paltrinieri, la Garuti Vini, Aurelio Bellei, l’allora azienda familiare di Christian Bellei, oggi divenuta Cantina della Volta, tutte di Sorbara, oppure l’azienda dei F.lli Carafoli o la Casolari Vini di Ravarino, ma anche Fiorini, Cavicchioli e Villa Corlo, a Modena e dintorni, o Corte Manzini, Il Poggio, Cà Berti, sulle colline di Castelvetro. Perfino le molte cantine sociali del modenese, da Sorbara a Formigine, da Settecani a Sozzigalli, capirono che era tempo di cambiare e si adeguarono, proponendo prodotti più raffinati e moderni.

Ricordando “Lambrusco Mio” e quello che ha significato negli anni a venire quella straordinaria vetrina che, mescolando alta cucina e cultura, marketing e qualità enologica, glamour e professionalità, il pensiero non può non correre al compianto Giorgio Cavazzuti, direttore del Consorzio Marchio Storico Lambruschi Modenesi che, col presidente Pierluigi Sciolette aveva intuito che c’era bisogno di un grande evento come quello e che partecipò direttamente, con passione e grande competenza, alla ideazione e alla realizzazione affidata alla Mito group di Mauro Battaglia.

Ora sono molti gli estimatori e gli ‘amici’ del più rosso tra i frizzanti, e molti azzardano anche accostamenti innovativi e a volte spregiudicati, e le sfide sono altre, comprese quelle internazionali contro le frodi dei ‘finti’ lambruschi, ma non v’è dubbio che, il percorso che ha portato le bollicine rosse e rosate ai successi degli ultimi quindici anni, e a quelli che verranno, hanno le radici proprio lì, nel maggio 2001.

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