Piemonte Barbera Passito

Piemonte DOC Barbera Passito: una nuova opportunità per il Monferrato alessandrino

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L’azienda San Silvestro aggiunge un’etichetta alla sua gamma di prodotti e presenta il suo “Amarone del Piemonte dimenticato”
“Vitis vinifera Montisferratensis”, così veniva chiamato il vitigno Barbera nel primo documento ampelografico del territorio piemontese, nel 1798 ad opera del conte Nuvolone.
Il motivo di tale denominazione è di facile intuizione, in quanto il Monferrato è sempre stata la regione collinare principale di tale vitigno.

Tuttavia i dati ISTAT e quelli statistici sulla viticoltura del Piemonte, a cura del Settore Programmazione e Coordinamento Sviluppo Rurale e Agricoltura sostenibile, sono limpidi: negli ultimi anni gli ettari totali dedicati al Barbera stavano drasticamente calando (-63 ettari nella provincia di Alessandria solo nel 2014). Nell’ottobre dello stesso anno, giunge la proposta di modifica del disciplinare di produzione della Denominazione di origine controllata dei vini “Piemonte” (G.U. 247 del 23.10.2014), con la quale si certifica la possibilità di produrre il primo “Piemonte DOC Barbera Passito”.
Paolo Sartirano, proprietario dell’azienda San Silvestro, dichiara: “Abbiamo deciso di cogliere questa modifica al disciplinare come un’opportunità per proporre una novità assoluta sul mercato internazionale e per dare una nuova prospettiva economica a decine di viticoltori dell’alessandrino. Infatti, abbiamo da sempre inteso il nostro ruolo imprenditoriale come valorizzatori di un modello atipico e virtuoso, come quello piemontese, in cui viticoltori e produttori lavorano insieme per creare valore aggiuntoe sviluppo economico”.

Nello specifico, seguendo il disciplinare che ammette l’utilizzo di 3 tipologie di uva (passito, uve appassite e uve stramature), il nuovo vino dell’azienda prevede un appassimento in cassetta e in vigna con rottura del picciolo, dando così origine ad un Piemonte DOC Barbera Passito. È un vino di grande struttura che si colloca in una posizione di mercato medio alta, quale quella della maggior parte dei vini Piemontesi.
Data la sua corposità e tipologia può però abbracciare quella clientela che è alla ricerca di vini più morbidi e fruttati. Insomma era il tassello mancante all’enologia del Piemonte. Il colore si presenta rosso rubino, più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; l’odore è caratteristico, intenso, complesso; il sapore armonico, morbido, da secco a dolce, con caratteristico sentore di frutta matura.

Il 2015 sarà la prima annata di produzione. La presentazione in anteprima inoccasione del Vinitaly, ha destato un buon interesse da parte di molti operatori esteri provenienti da diversi mercati. In particolare dal mercato Scandinavo, Germania, Inghilterra e Stati Uniti d’America.

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