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ARRIVA “L’ARMATA DEL MIRTILLO NERO”: UN BELLISSIMO LIBRO DI LUCA BONACINI E DIEGO POLUZZI

Angelo Giovannini Benessere, Erbe aromatiche, Frutta, Succhi di frutta Lascia un commentoA-   A=   A+

Un poderoso volume poderoso dedicato al Mirtillo nero in tutti i suoi molteplici aspetti, con note curiose, informazioni utili e immagini emozionanti

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E’ stato presentato ufficialmente pochi giorni fa, nelle austere sale della Rocca di Vignola, Modena, ed è stato subito un successo. Si intitola “L’Armata del Mirtillo nero” ed è un volume monumentale, 180 pagine in formato 22×22, brossura extralusso, per i tipi di Artestampa, (25 euro spesi bene); un volume di una eleganza che contraddistingue tutte le uscite che in questi anni il giornalista e gourmet Luca Bonacini ha curato per la Confraternita del gnocco d’oro, anche questa volta supportato dalle magnifiche foto di un artista modenese ancora sottovalutato, rispetto ai suoi meriti, il fotografo Diego Poluzzi, autore tra le molte altre cose, di un volume sul Palazzo Ducale (sede dell’Accademia Militare) e di una cartella di stampe artistiche a tiratura limitata comprendenti una ricerca iconografica su uva e vino.

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Ma torniamo al protagonista dell’opera, il Mirtillo nero e al libro. “Chi ha detto che bisogna fare un buco per terra per trovare l’oro nero ? – scrive l’editore Carlo Bonacini nella presentazione ufficiale in realtà, è sufficiente concedersi una camminata sugli Appennini, tra le province di Pistoia, Lucca, Reggio Emilia, Modena e Bologna, per rendersi conto che l’oro nero cresce spontaneamente sulla schiena delle montagne, dipingendo un paesaggio di colori e profumi straordinari. Stiamo parlando del Mirtillo Nero dell’Appennino, specie autoctona e non coltivabile, vero dono della natura. Il vaccinium myrtillus è conosciuto fin dall’antichità per le sue proprietà: antiossidante tra i più potenti, disinfettante, alleato prezioso di vista e vasi sanguigni, è anche buonissimo da mangiare”

Il Vaccinium myrtillus L, è un piccolo arbusto spontaneo comunissimo nel sottobosco montano delle Alpi e degli Appennini, dove cresce tra i 900 ed i 1500-1800 metri. “Piccolo mirto”, come suggerisce il nome, il “mirtillo” venne chiamato così per la somiglianza al suo più famoso parente mediterraneo. Gli antichi romani lo chiamarono Vaccinium, derivando probabilmente la parola dal greco arcaico che significava ‘giacinto a fiore blu’. Le sue bacche, oltre ad avere, come tutti i piccoli frutti spontanei, buoni valori organolettici e nutrizionali, sono ricche di acidi organici, tannini, pectine e antociani; se è solo con le moderne strumentazioni che si giunge ad un massiccio impiego medico e fitocosmetico del Mirtillo Nero, va detto che le sue proprietà astringenti e disinfettanti avevano già reso celebre l’arbusto, che era apprezzato anche per le foglie. Nel medioevo, un cuscino di foglie di mirtillo era proposto come ottimo rimedio contro le emorroidi. Probabilmente la caratteristica forse più nota del Mirtillo Nero è la sua capacità di acuire la vista, soprattutto al buio; si racconta che, durante la seconda guerra mondiale, i piloti della RAF, grazie a robuste dosi di pane e confettura ai mirtilli, effettuassero incursioni aeree notturne sempre più precise e micidiali.  Oggi il Mirtillo è impiegato in un’altra guerra: quella contro l’invecchiamento dei tessuti, per contrastare i disturbi della pelle e delle retinopatie. La ricerca scientifica sui piccoli frutti ha infatti evidenziato notevoli proprietà antiossidanti, dovute alla presenza dei polifenoli (famiglia alla quale gli antociani appartengono), oltre che una potenziale attività preventiva e antimutagena.

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Ecco nel bel volume di Luca Bonacini è possibile scoprire la storia, i luoghi, le caratteristiche di questo straordinario frutto, troppo spesso considerato minore, ammirarlo in immagini sempre belle, a volte persino emozionanti, e avere le indicazioni utili ad assaporarlo e valorizzarlo al massimo in cucina, nella dispensa e persino nell’armadietto dei medicinali. Un vero e proprio censimento dei luoghi dove è possibile assaggiare e acquistare prodotti a base di mirtillo, ricette che spiegano in quali modi gustarlo, informazioni curiose sulla sua storia nei secoli e sulle sue caratteristiche peculiari, testimonianze sulla raccolta a mano con metodi antichi nel rispetto delle meravigliose mirtillaie che confinano con il cielo, perfino una approfondita ricerca di due docenti universitari sulle sue innegabili proprietà salutistiche e farmaceutiche e sul suo utilizzo in svariati modi.

Questo libro è un progetto ambizioso proprio perché non si accontenta di raccontare il Mirtillo ed esaltarne le qualità, ma vuole offrire tutte le indicazioni utili non solo a scoprirlo e conoscerlo ma anche a degustarlo e sfruttarlo per la propria salute e il proprio benessere. Più di sessanta raccoglitori, trasformatori e chef ci accompagnano, pagina dopo pagina, in un sorprendente viaggio dalle confetture ai succhi, dai distillati ai piatti gourmet, dalle tagliatelle ai sorbetti, dai cosmetici ai medicinali, fino ai rilassanti bagni al mirtillo e al formidabile “miele di crinale”. Così queste pagine, da leggere e da ammirare, vi consentiranno di trovare numerose idee su come far entrare il Mirtillo nel vostro benessere quotidiano, ma anche di conoscere le persone a cui rivolgervi per riuscirci al meglio. L’armata alla quale si fa, un po’ ironicamente, riferimento nel titolo è la moltitudine pacifica di produttori, operatori e creativi che credono ancora nell’amicizia tra l’uomo e il mondo che lo circonda e quindi anche in prodotti come la nostra piccola bacca appenninica. Tema affrontato, e ben approfondito, dai professori Stefania Benvenuti e Michele Melegari dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, nella prefazione intitolata “Il mirtillo nero: alimento funzionale e farmaco”, decisamente interessante e ricca di spunti.

“L’aspetto salutistico e farmacologico del Mirtillo nero – scrivono in modo chiaro i due relatori – non è assolutamente da considerare secondario, anzi merita la massima considerazione, soprattutto per le particolari proprietà fitoterapiche. Lo confermano studi e ricerche pluriennali dei ricercatori universitari. Proprio il riconoscimento delle virtù salutistiche accreditate da questi studi e l’importanza di tutelare e valorizzare tale prodotto hanno suggerito più di recente alla Camera di Commercio di Modena di introdurre questo “piccolo frutto” nel paniere “Tradizione e sapori di Modena”. E’ noto che la qualità fitoterapica del mirtillo nero è attribuibile sostanzialmente all’elevato contenuto in principi attivi ed alla specificità chimica che lo caratterizza, fra questi primariamente gli antociani, componenti dotati di proprietà antiossidanti, che si traducono in attività capillaroprotettive, antiinfiammatorie, antiedematose, antiflogistiche ed anti-aging.  Nel corso degli studi sperimentali è stato preso in considerazione soprattutto il contenuto di antociani, attraverso innumerevoli analisi replicate nel corso degli anni. Si sono così chiariti i fattori in grado di influenzare le caratteristiche qualitative del mirtillo: tempi e modalità di raccolta, trasporto, conservazione, etc…I valori %  di antociani riscontrati  hanno dimostrato l’ottima qualità fitoterapica, oltre che organolettica, del mirtillo nero appenninico. Le principali modalità di utilizzo di questo prezioso tesoro vegetale spaziano dall’uso tradizionale in cucina fino all’impiego industriale per scopi farmaceutici. Allo stato fresco è un ottimo alimento funzionale, dotato di virtù benefiche, che assunto con regolarità può contribuire al mantenimento di buone condizioni di salute e prevenire diverse patologie (es. giova alla circolazione periferica e  alla capacità visiva crepuscolare e notturna); è un “prodotto nutraceutico”, sotto forma di succo concentrato o in  integratori alimentari; ancora è la materia prima da cui l’industria farmaceutica ricava una vera e  propria fitomedicina, l’’estratto secco di mirtillo nero’.”

Insomma, chiarito che è molto più efficace bersi un succo che mangiarsi una marmellata o una composta, viene comunque confermato ancora una volta quello che medici e nutrizionisti non si stancano di ripeterci: gli antiossidanti sono efficaci se consumati all’interno del loro “ambiente naturale”,  cioè la frutta e la verdura.

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Il mirtillo nero dell’Appennino Modenese è stato inserito nel paniere “Tradizioni e sapori di Modena” della Camera di Commercio, e, anche sulla base dei risultati degli studi citati, ne è stato definito il “Disciplinare di produzione”, che indica i requisiti necessari per ottenere il marchio di qualità. Fra le caratteristiche merceologiche e fitochimiche che devono possedere i prodotti (frutti e derivati), nella scheda di qualità viene presa in considerazione, come elemento negativo, anche l’eventuale presenza di “altri mirtilli”. Questo perché  le “sofisticazioni”, anche inconsapevoli, del mirtillo nero sono  possibili, in quanto i frutti di mirtillo blu o uliginoso o falso mirtillo, sono molto simili a quelli del mirtillo nero, seppure distinguibili dal colore della polpa; questo falso mirtillo, di minore qualità organolettica e farmacologica (per la percentuale di antociani molto inferiore), si sta sempre più diffondendo a scapito del ‘nostro’ protagonista principale, fatto che deve orientare ad una adeguata difesa del prezioso prodotto. Ecco “L’Armata del Mirtillo Nero” ha, in fondo, anche questo scopo: far conoscere una realtà forse di nicchia, valorizzarla a dovere e contribuire a salvaguardarne la sopravvivenza.

luca marchini e il mirtillo nero

Lo chef Luca Marchini studia un piatto con l’impiego di Mirtillo Nero

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