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LA GARA DEL SALAME CASARECCIO: UN’EMOZIONE CHE DURA DA 40 ANNI

Angelo Giovannini Eventi, Salumi, Tradizioni Lascia un commentoA-   A=   A+

A Gorghetto di Bomporto (Modena) un appuntamento unico, dalle curiose origini, strettamente riservato a duecento ‘invitati speciali’ amanti del salame 

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Era l’estate del 1976, in un cortile caldo della bassa pianura modenese, non si sa se tramortiti dall’afa o al contrario da essa galvanizzati, alcuni amici fanno tra loro le cosiddette ‘chiacchiere da bar’, cioè parlano di cose amene cercando di primeggiare l’un sull’altro. Questa è terra ricca e fertile, non solo i campi, nutriti anche dall’abbondante numero di canali e dalla irrigazione guidata, ma anche le dispense di prodotti che allora ancora non rientravano nel paniere dop e igp, perché quella cultura arrivò più avanti, allora semplicemente c’erano le tradizioni di piatti eccezionali, la ricchezza di un formaggio unico al mondo come il Parmigiano Reggiano, vino e aceto balsamico destinati soprattutto all’uso familiare così come i mille salumi ottenuti con l’uccisione invernale del maiale, spesso allevato in proprio, oppure acquistato in quote tra amici e parenti.

Ecco, in questo scenario che evoca i luoghi e le atmosfere di Novecento di Bertolucci, gli amici seduti in cortile a gareggiare tra loro in vanterie al limite delle fandonie, arrivano a parlare di salame: “me a fag al mjor dal mand’” “se, tenn’è mai sintu al me” (“io faccio il migliore del mondo” “si, te non hai mai assaggiato il mio”)… “vot vader ? al vag a tor” “eh val a tor che me a vag a tor al me e a sfetlam” “vuoi vedere ? (lo vado a prendere” “eh vallo a prendere che io vado a prendere il mio e affettiamo”)… così uno, due, tre… una quindicina, una ventina di salami si sfidano tra loro, in base ad un solo criterio, il gusto personale dei loro stessi produttori, casarecci però, nessuno che lo faccia di mestiere.

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Da allora, il gruppo di amici, ogni anno in giugno (con l’unica eccezione del 2012, anno del terremoto che qui ha colpito duro) ripetono la sfida, sempre più organizzati, sempre più agguerriti. Del gruppo iniziale son rimasti 5 o 6, ma si sono aggiunti strada facendo forze giovani e nuovi appassionati, che si adoperano a far trascorrere, una volta all’anno, una serata fantastica, col sapore di una volta, ai circa 200 privilegiati che riescono ad ottenere un invito personale da uno dei dodici attuali soci organizzatori. Quindi ‘invitati speciali’.

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Ieri sera, a Gorghetto di Bomporto, (come si diceva, bassa pianura modenese) presso la secolare e affascinante Villa Gildina, una antica corte contadina con aia illuminata da lampadine volanti appese in cielo (ricordate la Festa di laurea di Pupi Avati ?) e grande albero secolare, si è tenuta la 40esima edizione della Gara del Salame casereccio, con una giuria al lavoro per decretare il miglior salame e una giuria col compito di scegliere il miglior lambrusco, sempre tra quelli fatti in casa e non commercializzati. Circa duecento privilegiati commensali e una piccola orchestrina a fare da sottofondo e a creare sempre più l’atmosfera della festa sull’aia dei nostri nonni.

Caratteristica della cena, da molti anni, è che nel corso dell’intera serata viene servito solo salume, naturalmente fette su fette delle decine di diversi salami in gara, con l’unica eccezione di un assaggio di coppa di testa (non abbiamo chiesto il perché) accompagnati da un fragrante e saporitissimo gnocco ingrassato al posto del pane. Per ‘ripulirsi la bocca’ ogni tanto ecco passare due agili ragazzoni con la maglietta d’ordinanza che da un ‘mastello’ (diciamo da un grande pentolone non proprio canonico, ma molto divertente e in sintonia con la serata) ti scodellano direttamente nel piatto un superinsalatone fatto di cipolla, peperone verde, fagioli e uova soda, ormai diventato assolutamente fondamentale nella serata.

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I tavoloni lunghi sono di quelli dove ti siedi e sei costretto a socializzare con chi ti trovi casualmente vicino, quindi la convivialità si moltiplica e l’aria di casa è garantita. Con lo scorrere delle mezz’ore  gli animi si scaldano, un po’ per lo star bene e un po’ per il vino, ma soprattutto si accendono con l’approssimarsi della proclamazione dei vincitori, perché, esattamente come 40 anni fa, lo spirito è quello guascone di stabilire chi ha fatto il salame migliore. Noi non vi diremo i vincitori di quest’anno, primo perché tanto non li conoscete e non potreste acquistare i loro prodotti, secondo perché sarebbe un’offesa a quelli dei 39 anni precedenti; ci teniamo invece a segnalare la targa ‘alla carriera’ consegnata al mitico Luciano Sala, e un equivalente ringraziamento e riconoscimento a Bruno Ferrari, due tra i fondatori che in tutti questi quattro decenni non hanno mai mollato, nemmeno un attimo. Un’esperienza favolosa, si gastronomica, ma anche umana.

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