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LE CUMARINE SALVACUORE DEL LAMBRUSCO E IL PARADOSSO EMILIANO

Angelo Giovannini Benessere, Dop e Igp, Eventi, Vino Lascia un commentoA-   A=   A+

L’Istituto Mario Negri Sud riconosce al lambrusco sorprendenti proprietà salutistiche; solo nel rosso con le bollicine sono presenti sostanze antiossidanti preziose per cuore e cervello

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Il prof. Carlo Fernandez venne a Modena, alla Camera di Commercio, nel corso della memorabile manifestazione “Lambrusco Mio”, una prima volta nel 2001, l’anno successivo partecipò allo storico “Processo al Lambrusco” nella piazzetta antica di Castelvetro e qualche anno dopo, nel 2006, fu protagonista anche a Sorbara, in occasione della locale “Festa del Lambrusco”; ogni volta venne ad illustrare e sostenere la sua teoria. Una tesi che ad alcuni sembrò persino choc, ma che certificata dall’Istituto Mario Negri Sud, centro di ricerche farmacologiche e biomediche di riconosciuta fama internazionale, e supportata dai riscontri di laboratorio e dai dati emersi dalla ricerca, non poteva non essere presa sul serio. Per la verità il prof. Fernandez aveva già annunciato i suoi sorprendenti risultati a Verona, nel corso della conferenza stampa al Vinitaly, creando scalpore tra esperti e giornalisti di settore.

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Questa ricerca effettuata dall’Istituto Mario Negri Sud, (non più recente, ma ancora interessante da segnalare) voluta e promossa dai Consorzi del Lambrusco di Modena e di Reggio Emilia, insieme all’Enoteca regionale Emilia Romagna, riconosce al Lambrusco importanti proprietà salutistiche. L’attesa venutasi a creare sui risultati della ricerca era giustificata e quando, nel convegno “Lambrusco e salute” vennero dettagliatamente illustrati e documentati tutti capirono che si aprivano scenari e prospettive d’indubbio interesse, a livello medico e sociale. Ad illustrare quali fossero queste particolari proprietà salutistiche del rosso frizzante delle terre emiliane, emerse studiandone le componenti molecolari, fu la professoressa Maria Benedetta Donati, capo del Dipartimento di Medicina e farmacologia vascolare dell’Istituto Mario Negri Sud, mentre subito dopo il professor Carlo Fernandez, direttore del College di Cardiologia pratica dell’Università di Firenze, calò l’asso, proponendo la sua ipotesi, basata sui dati della ricerca, denominata: “Lambrusco e salute: il paradosso emiliano”.

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La ricerca, avviata nel 1999 e conclusa nel 2000, a seguito di analisi particolari delle componenti ad azione vasculoprotettiva, confermò che anche nel Lambrusco, come in tutti i vini rossi, sono presenti i polifenoli, sostanze dalle comprovate proprietà antiossidanti, ma riservò soprattutto una sorpresa, come testimoniano le parole scritte direttamente dal relatore: “Ciò che ha destato particolare sorpresa è stata la altissima concentrazione di sostanze cumariniche in questi vini, sia rispetto alle altre classi polifenoliche, sia nei confronti di altri dati desunti da analisi di laboratorio pubblicate per i più noti vini di produzione internazionale. Ulteriore sorpresa è nata nel momento in cui si è proceduto ad analizzare in particolare le singole cumarine presenti nel Lambrusco; ciò ha rivelato strutture non totalmente identiche a quelle conosciute e note nella maggior parte dei vini, ma tipiche di altre classi principalmente appartenenti al gruppo dell’esculetina ed all’umbelliferone. Queste cumarine sono note per le loro qualità anticoagulanti sviluppate mediante un meccanismo d’azione assolutamente differente da quello di tipo antiossidante. L’umbelliferone detto anche schimmetina è il principale metabolita della cumarina nell’uomo. La cumarina in farmacologia è utilizzata quale principale anticoagulante con effetto a livello ematico e parietale, d’uso obbligatorio in presenza di infarto miocardico acuto, nella protezione del post-infarto ed in tutti i casi in cui il paziente necessiti di: angioplastica coronarica, angioplastica con stent o by-pass.”  Infatti molti di noi conoscono o hanno sentito nominare il Cumadin, il più noto medicinale usato per questo tipo di malati.

La sorpresa fu tale, anche per gli studiosi, che decisero di provare a capire di più sulla reale incidenza abituale di questo vino sulle patologie cerebro e cardiovascolari. Anche qui riportiamo direttamente le parole del prof. Fernandez: “Sono emersi alcuni imprevedibili elementi di notevole rilievo che così si possono sintetizzare: in una regione ad elevato consumo dietetico di grassi, carni suine, latticini e comunque tipica per dieta abituale ipercalorica, le percentuali di mortalità e morbilità per la patologia cerebro e cardiovascolare sono nettamente inferiori a quelle delle altre regioni vicine o limitrofe, quali la Lombardia, le Marche, la Toscana, il Veneto, il Piemonte e la Liguria. Ciò può autorizzare a parlare di “paradosso emiliano !”

In altre parole, più semplici e comprensibili, gli emiliani che crescono a zampone, salumi, primi e secondi con lardo e condimenti grassi, dovrebbero risultare più a rischio di malattie cerebro-cardiovascolari (ictus e infarti) e invece analizzando i dati di mortalità e di malattie regionali, confrontandoli con quelle delle regioni vicine, ciò non risulta, anzi risulta esattamente il contrario. Sarà per l’assunzione regolare di cumarine attraverso le rosse bollicine che spesso accompagnano i pasti emiliani, cioè quelle del Lambrusco ?

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Questa ipotesi era ancora valida nel 2006 quando il prof. Fernandez tornò ad illustrare dati e conclusioni della ricerca a Sorbara di Bomporto, patria di Lambrusco, ad un pubblico di produttori e addetti ai lavori.

A questo punto sarebbe interessante sapere se poi la ricerca ha avuto altri sviluppi negli ultimi anni, e se queste  proprietà antitrombotiche conferite in via presuntiva al lambrusco, sono state del tutto confermate. I Consorzi committenti potrebbero, o dovrebbero, richiedere all’Istituto Mario Negri Sud di evolvere e concludere in via definitiva la ricerca, dimostrando in modo certo che le cumarine sono capaci di preservare dalle malattie cerebro e cardiovascolari e da altri importanti fattori di rischio, anche in presenza di alimentazione ricca di grassi.

Insomma quel ‘paradosso emiliano’ che ipotizza un rapporto sorprendentemente inverso tra alimentazione pericolosa e percentuali di mortalità in Emilia-Romagna.

Fosse vero ! Cin Cin Cumarine !

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PS: Le due foto in basso sono di Pietro Barbi e Marco Ferrarini del Gruppo Forse Nord. La vignetta dell’umorista Oscar Sacchi.

 

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