20160721_143101

IL CAFFE’ ALLA FREGOLI E LA PAZIENZA DEL BARISTA

Angelo Giovannini Caffè, Zucchero Lascia un commentoA-   A=   A+

Analisi semiseria, semisociologica, semigiornalistica su un fenomeno tutto italiano: il multilevel del caffè personalizzato

20160721_143119 20160720_160856 20160722_144948

C’era una volta il caffè… normale, poi arrivarono il lungo ed il corto, l’alto e il basso. Successivamente si aggiunse alla compagnia il macchiato (no, non stiamo parlando di una banda, un gruppo di ceffi dai soprannomi inquietanti, tipo la Magliana). Il macchiato si portò dietro una serie di altre varianti, il macchiato caldo, il macchiato freddo, il macchiato latte e il macchiato panna, ovviamente il macchiato appena e l’abbondante; il tutto ulteriormente incrociato con il lungo e il corto, con le moltiplicazioni del caso. Altra variabile spesso declinata è ‘in bicchiere di vetro’… insomma il caffè è diventato ‘alla Fregoli’, un trasformista capace di cambiare abito in un attimo e presentarsi con mille facce diverse. Per chi non ha mai sentito parlare del grande Fregoli, oggi potremmo dire un Brachetti.

Qualche temerario originale come me, ogni tanto chiede anche un ‘doppio’, ma in questo caso è sempre per il bisogno di una sferzata, uno shock o la reazione di sfogo ad un momento di arrabbiatura o delusione.

E in anni più recenti, in estate, chi non ha mai consumato un caffè freddo, diventato poi, nel tempo, caffè shakerato; anzi, nei locali più ambiziosi e più attenti, i due prodotti sono proprio due cose diverse. Ormai è diventato un classico anche l’orzo, ma la domanda è in tazza grande o in tazza piccola ? E sicuramente c’è chi chiede l’orzo alto e basso, macchiato o no, tiepido o in bicchiere.

E vogliamo parlare dello zucchero ? Un cucchiaino, uno e mezzo, due… fino a chi prende una tazzina di zucchero bagnato da caffè… oppure gli zuccheri aromatizzati, anche in questo caso ai gusti più strani, dalla vaniglia, al rabarbaro, dai frutti rossi alla banana… poi ancora il miele, lo zucchero di canna o grezzo, lo zucchero liquido e il dolcificante, cioè lo zucchero che non è zucchero. Giuro non sto inventando nulla, tutto visto coi miei occhi in tanti anni di soste e processioni nei bar di mezza Italia.

20160720_144004 20160720_143843

In tempi più recenti il ginseng ha fatto da apripista ai caffè ‘aromatizzati’ più curiosi: alla rosa, al caramello, al peperoncino, alla frutta e chissà cos’altro… ma, dico io, ti piace il sapore del caffè o no ? E allora perché le provi tutte per camuffarlo e cerchi il modo di trasformarlo in altro ? Concetto poi riaffermato dal fenomeno delle cialde e delle capsule da utilizzare nelle macchine domestiche di nuova generazione, a casa propria, che si propongono in decine e decine di colori e varianti, come George Clooney insegna.
Tra l’altro questa mania di differenziare l’offerta, naturalmente per moltiplicare ed ampliare opportunamente la richiesta, ha ormai contagiato anche i distributori automatici, le cosiddette ‘macchinette’, che si sono dovute adeguare e anche loro ormai offrono almeno una dozzina di diverse declinazioni del concetto di caffè.

20160720_171122 20160720_153310

L’ultima moda, ma questa ci può stare, con la stagione estiva e con la voglia di coccole che ormai staziona in noi in modo permanente, è la crema di caffè (questa devo giustificarla perché sennò mia moglie mi toglie il saluto), una specie di sorbetto al caffè, dolce e ruffiano per sapore e consistenza, certo un boccone gratificante che dà soddisfazione e gusto… al sapore di caffè!

Insomma, una volta l’unica correzione al caffè era quella ‘alcolica’, il famoso caffè corretto, appunto, che prevedeva un goccio di grappa, o di cognac o brandy (italiano, che costava meno) o di altro liquore, secco o morbido, che dava al prezioso liquido nero nella tazzina, una marcia in più. I più raffinati, od originali, lo correggevano con la Sambuca o altri liquori all’anice (da qui anche la ‘mosca’, cioè il bicchiere di liquore con dentro due chicchi di caffè che, masticati, ne esaltano il sapore).

Oggi invece può capitare di essere a banco e sentire una richiesta come “un caffè, tiepido, non troppo alto, macchiato appena con poco latte freddo, in tazza grande e con lo zucchero liquido”: una delibera, non un’ordinazione !

Ma vi siete mai chiesti perché, noi italiani, sentiamo il bisogno di differenziarci così all’estremo ? Perché abbiamo nel dna, almeno per quanto riguarda il caffè al bar, l’esigenza di distinguerci, di personalizzare la nostra richiesta ? Un’idea è che, quasi, si voglia determinare una nostra identità unica, come se volessimo certificare e fissare in modo inequivocabile che ci siamo, esistiamo e siamo diversi da tutti gli altri.
Un caffè come passaporto esistenziale, come sigillo unico e personale che noi, e solo noi, scegliamo e quindi che diventa la prova tangibile e giornaliera che la nostra esistenza in questa vita ha un senso.

In tutto ciò c’è una cosa da apprezzare: la pazienza del barista.

Fanno prima gli americani con le loro tazzone di acqua nera scaldata sono a posto; loro per la verità personalizzano la tazza, con il logo aziendale, lo stemma della squadra di baseball, o con il proprio nome e cognome, ma loro sono americani, non vengono mica dalla storia come noi.

Io amo il caffè caffè, anzi lo prendo amaro perché così sento bene il suo sapore, (una volta dicevo ‘perché la vita è già dolce di suo’ poi ho smesso di dirlo) che è quello che cerco quando entro in un bar per prendermi un caffè; mi sento un emulo del mitico Sarti Antonio, sergente della Questura di Bologna, unico poliziotto colitico della storia del poliziesco di ogni tempo, inventato dal ciclopico scrittore Loriano Macchiavelli, grandissimo esperto di caffè e temutissimo dai baristi petroniani.

sarti antonio cop 7 sarti antonio cop 6 sarti antonio cop 5 sarti antonio cop 3 sarti antonio cop 2
Il bello è che questo prendere il caffè normale, e amaro, non mi crea alcuna crisi d’identità!

20160721_143047

Visualizzazioni totali
1345
Visualizzazioni odierne
1
Segnalami quando Angelo Giovannini pubblica qualcosa di nuovo!
( Followers )
X

Segnalami quando Angelo Giovannini pubblica qualcosa di nuovo!

La tua email:
Articolo correlato:  "LE STORIE DI MELAVERDE" TRA MELITO DI NAPOLI E GRAGNANO PER PASTA E CAFFE'

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *