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IL ‘FERMENTO DIVINO’ DI DIEGO POLUZZI

Angelo Giovannini Design, Vino Lascia un commentoA-   A=   A+

Riunite in una originale pubblicazione d’autore l’arte della fotografia, l’incanto dell’uva e del vino, il gusto per il bello. Esaurita la prima serie numerata ora serve la sensibilità di un editore per la riedizione

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Un giorno ricevi una telefonata, è un amico fotografo, caro come amico, bravo come fotografo, che ti dice: “mi sono trovato in una condizione particolare, ho vissuto un momento speciale e ho fatto delle foto particolari… e qualcuno mi ha chiesto di realizzarle in serie numerata come opere d’arte… mi scriveresti una prefazione ?”. Va detto che il fotografo in questione, da una vita, pratica la fotografia d’attualità, lavora per quotidiani e periodici, documenta e racconta la cronaca nera, quella bianca e, quando capita, perfino la rosa… quindi la fotografia artistica per lui è una vera novità, una sorpresa, anche per me. La mia risposta non può che essere “Certo Diego, volentieri, fammi vedere le foto che poi vedo cosa scrivere”.

Il Diego in questione è Diego Poluzzi, fotografo modenese, veterano del settore locale, amico e compagno di tante avventure, non ultima l’aver ideato e presieduto La Compagnia dell’Immagine, una sorta di consorzio creativo di operatori dell’informazione fotografica, che per anni ha operato in Modena e provincia e ha stimolato collaborazioni e iniziative originali e sempre efficaci.

Ma torniamo alla vicenda al centro di questo racconto; vedo le cinque foto e d’istinto, senza bisogno di pensarci, mi sgorgano alcuni versi, sensazioni ed emozioni belle provocate da immagini davvero intense, scatti insoliti, ispirati, esteticamente efficaci ma allo stesso tempo capaci di evocare sapori, umori, atmosfere ancestrali, valide in ogni luogo e in ogni tempo. Immagini compiute, vive, grandi, si, immagini d’arte. Non mi stupisce che ci sia già chi ha dato la disponibilità a pubblicarle in una forma e con modalità di prestigio. Io invece di una prefazione scelgo di scrivere cinque brevi testi, anch’essi liberi, evocativi, nelle mie intenzioni in armonia con le immagini.

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Filari. Filari. Filari filari filari…../Filari di vite intrecciate, di storie/vissute, di intrecci e cortecce./ Cortecce nodose, legnose, callose,/cortecce di carni frementi,/o dolenti, come braccia protese./

E pampini a grappoli. E acini,/a grappoli, Pieni, succosi, inesplorati./E zolle di terra, fumanti, sapienti,/dispensatrici di vita, offrenti futuro./Filari./Lunghi, lineari, dritti e precisi, ordinati./Filari curati, seguiti, ammirati,/infine svuotati, privati dei beni più cari./Preziosi tesori. Raccolti. Bevuti.

Praticamente la cartella si compone di cinque vere opere d’arte, le fotografie stampate su speciale  carta fotografica lucida che le fanno risplendere tra luci e ombre, tra colori caldi e sguardi introspettivi, e altrettanti cartoncini groffati ‘di accompagnamento’, sui quali sono riproposte le immagini in piccole dimensioni affiancate dai relativi testi. Le prime sono veri pezzi artistici destinati ad essere appesi e goduti come quadri o sculture, nel proprio quotidiano, nel proprio habitat, i cartoncini invece restano sullo sfondo, come un piccolo catalogo che presenta la serie attraverso parole e sensi, stupori, suggestioni e turbamenti.

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Di riflessi lucenti e umide rugiade,/di sfumate ombrature violacee promettenti brividi/di gusto, saette elettriche sui cinque sensi,/vorrei narrare, di mondi nascosti e notti profonde,/dai quali esci nuovo, nei quali rinasci./…Sono le uve migliori, che hanno raccolto calori/e profumi del luogo, e umori di passaggio,/farfalle spogliate incontrate per caso, passate di lì,/quelle che diventano vino dell’anima.

30x40 uva

Sul vino e su altre passioni vorrei/disquisire con l’umanità, per ardui viottoli,/tra rovi di more e freschi, bagnati giacigli;/con fate biricche e dotti folletti ardirei/avviare confronti, scambiarmi doni diseguali/…Di rosse caraffe, ricolme di miracoloso, limpido nettare,/fitte di sogni a lungo macerati, per tempo preparati/…Manda la tua lingua in licenza straordinaria,/lascia che si abbandoni a scorribande libere e gioiose,/che si rotoli nei campi e si scapicolli nei burroni,/affinché poi,/si possa accasciare appagata nella bocca che vorrà.

Dall’idea originale di Marilena Zaniboni, creativa ispiratrice dell’autore e suggeritrice dell’idea, nacque una elegante cartella formato 30×40 intitolata “FERMENTO DIVINO” che il mecenate Fuoriluogo Concept Store finanziò editandola in serie limitata, 100 copie numerate ormai esaurite ed introvabili. Non a caso è un concept store… una iniziativa concettuale e ‘alta’ come questa andava realizzata; il problema è che ora Fuoriluogo non esiste più e la auspicata, attesa riedizione di questa eccellente opera editoriale necessita di un nuovo editore, o di un nuovo mecenate. Qualcuno con la sensibilità del caso.

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