Montalcino: Marco Keller Logonovo “il vino come piace a me”!

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Gli archivi di grandi enti religiosi come lo Spedale di Santa Maria alla Scala di Siena menzionano già a partire dall’inizio del Cinquecento i toponimi dei poderi che si affacciano sul versante sud ovest di Montalcino.
Nonostante le guerre, le calamità e gli avvicendamenti che si sono susseguiti nei secoli questi poderi sono miracolosamente giunti ai nostri giorni praticamente immutati. Nell’Ottocento poche famiglie possedevano l’intero versante ed è proprio da un lascito di una di queste ad un ente di beneficenza che proviene il nostro fondo acquistato nel 2003.
Last but not least.
Il progetto del vigneto, non essendoci colture preesistenti, è stato sviluppato senza vincoli e condizionamenti ricercando la massima qualità e la valorizzazione del terreno.

“Il vino che non c’era”

Durante i tre anni impiegati per la preparazione dei terreni in attesa di impiantare il primo appezzamento, ho avuto modo di riflettere con calma sul tipo di vino che avrei voluto. La scelta di rinunciare alla produzione di vini DOC e DOCG, è stata dettata, almeno in un primo momento da fattori esterni: l’azienda, pur trovandosi sul versante sud ovest della zona di produzione del Brunello di Montalcino, essendo di nuova costituzione non possedeva i diritti per l’iscrizione all’Albo.
Quello che all’inizio sembrava un handicap si è invece rivelato uno dei punti forti sul quale si sono poggiate le scelte successive: in assenza di un disciplinare e con il gusto della ricerca si è, infatti, deciso di impiantare sei differenti vitigni cercando di sfruttare al massimo la diversità dei suoli a disposizione dopo averne studiato ed analizzato con cura le caratteristiche. Sangiovese, Merlot, Sagrantino, Syrah, Malbec e Petit Verdot hanno trovato dimora su piccoli appezzamenti scelti tra i 200 ettari di proprietà.

L’esclusione del Cabernet è invece una scelta personale: non ritengo questa area adatta ad ottenere con questo vitigno i risultati che mi aspetto. Rimango però del parere che, per perseguire l’obiettivo dell’eccellenza, sia necessario l’utilizzo di varietà nobili senza lasciarsi condizionare dalla diatriba oggi in voga tra vitigni autoctoni ed internazionali.

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Il fatto che l’etichetta non rechi un nome di fantasia per il vino, ma unicamente il nome dell’azienda, è la logica conseguenza della scelta di non voler fare un vino varietale ma uno che sia la massima espressione del terroir di provenienza.
Come attesta un piccolo vigneto ad altissima densità con allevamento ad alberello ed irrigazione soprachioma, c’è il desiderio di ricerca ed innovazione anche in campo agronomico.

L’ambizione e il commitment sono quelli di produrre un vino di eccellenza che rispecchi la bellezza e l’unicità del territorio di Montalcino.

Invisibile, innovativa, ecologica, essenziale.

Sono queste le linee guida che hanno ispirato il progetto della nuova cantina. L’edificio, completamente interrato, è pensato in rispetto dei vincoli paesaggistici e dell’importanza del luogo su cui sorge. Un tunnel collega la cantina al vecchio casale esistente destinato a uffici, locale degustazione, vendita e foresteria.

www.logonovo.it

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