A Te, indomita leonessa.

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Una gatta speciale nel nostro cuore

Una gatta speciale nel nostro cuore

 

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uò sembrare strano scrivere di un gatto.

Nella nostra veloce e frenetica vita, come si può dedicare del tempo a un animale che non ci ha portato guadagni, onore e gloria, il metro di misura dei valori del nostro tempo?

Il tempo, tema a me caro che ritorna spesso a ricordarmi la sua non essenza se non quella che le diamo attraverso le rapide lancette che scandiscono le nostre attività.

Tempo che non vediamo neanche più, né lo sentiamo, né ci rendiamo conto di cosa rappresenti, se non quando per qualche motivo, si ferma.

Quello è il momento dei pensieri, dei rimpianti, del cruccio di non aver dedicato abbastanza tempo a chi ci ha lasciato; non possiamo tornare indietro nel tempo, mi ha fatto notare da poco un alunno, quando dicevo che solo dalla morte non si può tornare indietro, mentre per tutto il resto si può trovare soluzione o via d’uscita.

Però se ci rendiamo conto che non abbiamo chiesto quando avevamo un dubbio, se non abbiamo detto quanto volevamo bene (perché tanto “lo sa”), se non abbiamo condiviso, vissuto, amato, quando non possiamo più condividere, vivere con, amare, allora scoppia il dolore, un dolore sordo, profondo, indelebile, che rappresentiamo nel lutto velato del nero assoluto, nero di tutto quello per cui non potremo mai, mai più, tornare indietro.

Ma a volte non è così, a volte la morte è un tratto della vita, della vita condivisa, vissuta, con amore e tenerezza e fusa di una gatto, anzi una gatta, Gasolio appunto.

Entrata come tanti gatti possono entrare in famiglia, perché la micia dei tuoi amici ha partorito una serie di meravigliosi batuffoli di pelo, in un criniera leonina, una pancia riccioluta e una coda soffice e morbidosa.

E piano piano, per anni, lunghi anni, più di venti, la piccola micia si fa gatta giovane, diventa mamma, cresce e invecchia dimostrandoti come la fedeltà non sia un optional.

Ci ha accompagnato in quattro case, in campagna o in città, in condominio e in casa singola, diventando la nostra gatta da passeggio quando alla sera uscivamo nel quartiere per una boccata d’aria o un semplice giro intorno all’isolato.

Ha accompagnato la nascita e la crescita di nostro figlio, ha sofferto in silenzio dei nostri dispiaceri e altrettanto ha gioito delle nostre felicità.

A volte siamo stati con lei premurosi e gentili, a volte, presi dai nostri crucci, l’abbiamo lasciata in secondo piano e forse anche in terzo, ma non ci ha mai abbandonati.

Sono arrivati tempi migliori per noi e per lei, e con gli anni abbiamo insieme vissuto i primi acciacchi e malattie o intervalli difficili, come una sua caduta dal quarto piano con frattura del bacino e della coda: aveva 18 anni, un’età già notevole per un gatto; ma con una forza e un coraggio encomiabili ha affrontato mesi di convalescenza, ai piedi del mio letto, rimanendo immobile finchè le ossa non hanno cominciato a rinsaldarsi, dandole le prime forze per riprendere il moto lento e incerto che l’accompagnerà poi fino alla fine. Nel frattempo un grave blocco intestinale l’ha riportata per una settimana in clinica, sotto flebo e anestesia per liberare quella pancia intasata.

18 anni per un gatto sono tanti, ma quanti di noi avrebbero avuto la sua forza, la sua voglia di vita, la sua volontà di non arrendersi e continuare a vivere.

Ecco, la voglia di vivere l’ha accompagnata in altri momenti di salute incerta, fino alla fine, due giorni fa.

Per me sarà sempre un esempio di vita, di vita e fedeltà: si dice che il gatto non si affeziona, che è egoista e individualista: forse lei è stata un’eccezione, ma è bello pensare che le eccezioni possano diventare una regola, una regola di vita nel rispetto di se stessi e di chi vive con e per noi.

Se potessimo pensare di cambiare il moto di quelle lancette fuggenti, se ricordassimo ogni tanto l’importanza di una carezza, di un sorriso, di un abbraccio, quanto potrebbe cambiare l’esistenza di tutti noi quando ormai vecchi potremo ricordare quelle gioie, quelle fusa, quei momenti indimenticabili che non potranno tornare più, perché ormai sono passati, sono diventati storia.

È facile ricordare un anno, un mese, un giorno, durano tanto, durano un tempo facile da misurare; ma con gli attimi non è così, gli attimi volano, in un attimo appunto, diventano subito passato, il presente è quasi inesistente, vive nel passaggio fra futuro e passato, è invisibile agli occhi, può rimanere sentito solo dal cuore, se quel passaggio è stato un sorriso, un fiore donato, un bacio, un grazie.

Non abbiate paura di amare, sorridere, abbracciare, fare le fusa, donare un fiore, quegli attimi saranno eterni e nulla potrà farli diventare passato…

Grazie Gasolio, per avermi insegnato tutto questo, passeggia serena ora fra sentieri di nuvole e ritorna ogni tanto a ricordarci che l’amore e la fedeltà possono essere, possono vivere, possono accompagnare i nostri chiusi pensieri, spalancando finestre sull’alba della vita, ogni giorno.

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Figlia dell'emigrazione, sono cresciuta a Sassari dove ho studiato fino alla laurea in Pedagogia con una tesi sul sistema spazio-temporale nella poesia popolare logudorese.
Attualmente insegno ad Olbia, dove abito e lavoro dal 1983.
Studi di linguistica generale e sarda, di sociologia, etnografia e tradizioni popolari mi hanno ancorata alla mia terra, la Sardegna, per la quale sono bilingue sardo-italiana.
Strettamente legata al mio paese d'origine, Lula, in provincia di Nuoro, porto avanti le tradizioni ereditate dai miei genitori.
Appassionata di pane e impasti, lavoro l'argilla e il pane, riproponendo e rielaborando le forme della tradizione, dalle pintadere alle dee madri, simboli di vita, di pace, di amore.
I miei scritti parleranno di queste cose, con leggerezza, passione, amore per la mia terra e per me stessa.

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