A Natale facciamo un pacco. Alla camorra

Annarosa Ansaloni Agricoltura, Biologico, prodotti tipici, Territorio Lascia un commentoA-   A=   A+

pacco 1Il Pacco alla Camorra è un paniere natalizio al sapore di legalità. Dentro si possono trovare i friarelli, i filetti di zucca e le melanzane sottolio,  il paté di zucca lunga di Napoli (la cosiddetta “cucozza zuccarina”), la confettura della pregiata e antica mela annurca IGP, i pomodorini di collina, la pasta prodotta a Gragnano con grano 100% italiano, il vino Don Franco o il vino asprino Vitematta, ma anche le dosi ecosostenibili di detersivi della Cleprin, l’azienda distrutta lo scorso anno da un incendio dopo che i titolari hanno denunciato e fatto condannare un boss.

I prodotti sono più che buoni e più che tipici, made in fattorie Bio e fattorie Doc. D ‘altra parte siamo in una delle aree più fertili d’Italia, tra Napoli e Caserta, l’antica “Campania felix”. Ma ancora più buone sono le storie che ciascuno di questi prodotti racconta, storie di riscatto sociale e culturale delle cooperative che li coltivano sui terreni confiscati alla camorra.  Su quei terreni una volta patrimonio della criminalità oggi lavorano ragazzi usciti dalle dipendenze, detenuti nelle carceri o negli ex manicomi, persone svantaggiate. E insieme hanno fatto  l’impresa, anzi una rete di imprese unite sotto la sigla NCO , Nuova Cooperazione Organizzata, che già nel nome fa il verso  alla tristemente nota Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Il Pacco stesso è uno sberleffo alla camorra.  Al Sud, ma non solo, “fare il pacco” significa dare una fregatura, una truffa. Ora fare il pacco diventa un gesto di coscienza civile e di sfida al modello camorristico. Con un nuovo modello di economia sociale. Perché queste imprese, queste  cooperative, queste fattorie  lavorano, creano lavoro e producono cose buone, le mettono in commercio, aprono pizzerie, agriturismi e centri culturali, ogni anno ospitano migliaia di ragazzi dei campi di Libera e li mandano a casa con gli occhi e le coscienze più aperti.  NCO è diventato nel tempo anche Nuovo Commercio Organizzato, e anche Nuova Cucina Organizzata, sigle che si incrociano con la camorra sullo stesso terreno economico e un po’ di fastidio lo danno. Ma intanto ridanno dignità a persone altrimenti invisibili o facili prede della criminalità organizzata.

E’ quello che fa Simmaco a Sessa Aurunca con la sua cooperativa “Al di là dei sogni”, dove si coltivano e si trasformano frutta e verdure in confetture e creme, e si coltiva soprattutto l’umanità ritrovata di uomini che hanno conosciuto il manicomio criminale, la tossicodipendenza, la disabilità e  l’abbandono. E’ quello che fa Giuliano con  “Fuori di Zucca”, agriturismo e fattoria sociale rinata nei padiglioni dell ’ex  ospedale psichiatrico di Aversa. O Ciro a Scampia: poteva andarsene con la sua bella laurea in tasca, ha deciso di restare, gestisce un bene confiscato e ci produce vino, ha aperto l’Officina delle Culture nella scuola abbandonata dove i tossici andavano a bucarsi e dove oggi si fa musica, cinema, laboratori, ristorazione e si offre una scelta a chi esce dal carcere. Lo fa Peppe con la pizzeria NCO a Casal di Principe, nella villa confiscata al boss Caterino. I prodotti, mozzarella, pomodoro, pasta sono quelli delle cooperative,  il servizio è acc-curato dai ragazzi con disagi psichici che tra i tavoli imparano autonomia, socialità e inserimento lavorativo. Il loro riscatto ha il buon sapore di una pizza margherita fatta a regola d’arte. La strada non è facile, in paesi e quartieri dove chi oggi gestisce un bene confiscato è stato magari compagno di banco del camorrista, o ha i figli che giocano con i suoi.  Gli ostacoli sono quotidiani, negli atti vandalici, negli incendi dolosi che distruggono ettari di terreno, negli impedimenti di una certa burocrazia, negli occhi stessi di chi è cresciuto nella “normalità” del sistema mafioso. “Scarafaggi”, li chiamano quelli della NCO, e loro sono formichine, piccole, ma unite, tenaci, esistenti e resistenti.

Oggi l’NCO ha imparato anche il marketing sociale, vende il pacco on line (www.ncocommercio.com)  e va “in tour” per l’Italia con le cene di presentazione curate dallo chef Nino Cannavale e le tante testimonianze di quotidiano coraggio. Ma già negli anni scorsi il Pacco è arrivato anche alla Camera dei Deputati e al Parlamento Europeo. Altro traguardo, se si parla di popolarità, le recenti puntate della soap “Un posto al sole” dedicate al Pacco. Questo articolo serve anche a questo, a ricordare che a Natale c’è pacco e pacco, basta scegliere. I ragazzi della NCO una scelta l’hanno fatta, e con i loro eccellenti sapori ci raccontano ciò che di bello e di buono si sta facendo in Campania. Non solo Gomorra, non solo camorra. Auguri!

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