ROCKFELLER CENTER

La Vera Storia dell’Albero di Natale del Rockfeller Center a New York.

Salvatore M. Ruggiero Tradizioni Lascia un commentoA-   A=   A+

Cesidio Perruzza, italiano, immigrato, se ne sta in piedi in un cantiere edile, una specie di cratere spalancato sotto il cielo dicembrino di New York. È la Vigilia di Natale del 1931 e, in un anno così, sono in pochi a festeggiare. Siamo ancora in piena Grande Crisi del 1929. Ma Cesidio Perruzza e i suoi 75 compagni, una cinquantina di operai, sono andati a Midtown Manhattan per ritirare la paga della settimana e sono ben contenti di avere lavorato e lavorato duro. In cuor loro devono ringraziare un danaroso signore che di cognome fa Rockfeller. È per lui che hanno trivellato la terra. Preparando il terreno per il gigante d‟acciaio che sarà costruito dagli altri operai. Se ne stanno in fila e, ogni tanto, danno un‟occhiata all’albero natalizio che hanno issato e addobbato. I rami sopportano il peso leggero di ghirlande e festoni, ma ci sono anche gli involucri delle gomme da masticare e i fili di alluminio presi dai detonatori che gli uomini hanno usato per sgombrare il terreno. Hanno adoperato quello che avevano: cose povere, gli scarti del loro mestiere. Del resto, quell’abete di Natale deve essere un inno di gratitudine e di gioia. L‟albero in questione sorge solitario da uno strato di roccia vicino all‟estremità orientale del blocco centrale del cantiere. Il primo ad averlo visto è stato Cesidio Perruzza. E‟ stata sua l‟idea di prenderlo, issarlo e addobbarlo, per fare festa. Pesa 12 tonnellate ed è illuminato da 30mila luci led a basso consumo. Parliamo dell’albero di Natale che come ogni anno durante le feste domina il Rockefeller Center, a New York. Una tradizione che dura da anni e che è stata “inventata” da un ciociaro doc emigrato negli stati uniti quando aveva solo 20 anni e che ha cominciato a lavorare proprio per un 76 certo signor Rockfeller. Come suo dipendente trivellava la terra insieme ad un nutrito gruppo di altri operai. Stavano costruendo i grattacieli che si possono ammirare tutti intorno alla piazza intitolata allo stesso Rockfeller. Quando Cesidio si accorse subito che a quella piazza mancava qualcosa, soprattutto nel periodo di Natale. Che poteva essere più bella: che andava resa più bella. E così gli venne l‟idea di portare un grande abete e di addobbarlo proprio al centro della piazza. Da li è nata una tradizione che dura da oltre un secolo ed è diventata l‟attrazione del Natale a New York; ancora oggi che Cesidio non c‟è più. E‟ morto nel 1972. Il nipote, Steve Elling, ha raccontato la storia di suo nonno al New York Times. Ha ricordato come Cesidio Perruzza, nato alla fine dell‟Ottocento a San Donato Val di Comino, si sia ritrovato nella capitale del mondo. Aveva la terza elementare e a vent‟anni, nel 1901, si era imbarcato verso gli Stati Uniti in cerca di lavoro. “Era stato assunto come scavatore e dinamitardo, ma era un mestiere pericoloso, non solo per le esplosioni. Spesso, infatti, gli italiani immigrati in America lavoravano alle dipendenze di supervisori irlandesi molto duri”. Fu proprio Cesidio Perruzza, insieme a molti altri lavoratori italiani, a liberare un‟enorme area di Manhattan Island per fare posto al Palazzo dell‟ONU, alla metropolitana di Sixth Avenue, al Madison Square Garden. Cesidio si era sposato in 77 Italia con Gerarda Cucchi, una ragazza di sedici anni. All‟epoca lui ne aveva diciannove. Era partito per primo e, col tempo, era riuscito a spedire alla giovane moglie, incinta, un biglietto di prima classe per il suo viaggio in America. Comprarono una casa a Brooklyn ed ebbero dieci figli. Cesidio Perruzza lavorò fino a settant‟anni, tanto che il giornale The Daily News gli dedicò un articolo intitolato: Come essere un dinamitardo a 70 anni: evitare sbornie. Lui e la moglie morirono nel Massachusetts, dove si erano trasferiti in seguito a una rapina subita nella casa di Brooklyn. Ma l‟albero di Natale del Rockfeller Center è ancora li ad illuminare una delle piazze più note della città di New York. Oggi, il nipote di Cesidio Perruzza, Steve Elling, racconta al New York Times che sono in pochi a conoscere le origini dell‟enorme albero natalizio che oggi abbaglia i newyorkesi e entusiasma i turisti che vengono a vederlo da tutti gli angoli del mondo. La storia, infatti, è stata tramandata da padre in figlio, come un racconto di Natale, bello, commovente e vero. “Ha imparato piccoli mestieri, e nel frattempo ha osservato e ha lavorato. Ha imparato a conoscere le vene della roccia.” racconta Josephine Perruzza Elling, che a novant‟anni è la più giovane dei dieci figli avuti da Cesidio. Cesidio Perruzza si era sposato in Italia con Gerarda Cucchi, una ragazza di sedici anni. All‟epoca lui ne aveva diciannove. Era partito per primo e, col tempo, era 78 riuscito a spedire alla giovane moglie, incinta, un biglietto di prima classe per il suo viaggio. “Mia madre non sapeva come fosse l‟oceano”, dice Josephine, “non sapeva cosa fosse il gelato, era una contadina”. La coppia non tornò mai più indietro. Comprarono una casa a Brooklyn e crebbero sette dei dieci figli nati dalla loro unione, quelli che erano sopravvissuti. Josephine ricorda ancora che i suoi genitori facevano il vino in cantina e che i suoi fratelli andavano talvolta a lavorare con il padre, ma non eseguivano mai i compiti più pesanti. A quelli ci pensava sempre papà Cesidio. E veniamo ai giorni nostri. E‟ tradizione, una delle più belle dell‟America odierna, che l‟albero di Natale del Rockfeller Center venga illuminato ogni mercoledì 2 dicembre. Come ogni anno, il gigantesco, illuminato albero di Natale, ideato e costruito da un piccolo italiano, attirerà l‟ammirazione dei passanti, causerà ingorghi e suggerirà ancora una volta a tutti che… “gli Stati Uniti sono grandi”. Per amor di verità, però, qualcuno penserà in cuor suo “piccoli”. Come era piccolo l‟italiano, venuto dalla Valle di Comino, che si chiamava Cesidio Perruzza e che donò all‟America e al mondo il suo albero di Natale più bello. Una delle sue tradizioni più antiche e conosciute.

(dal mio libro: Storie dalla Val di Comino)

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Scrittore- Autore
Salvatore M. Ruggiero è nato il 6/6/57 a Coreno Ausonio (FR) dove vive e lavora. Lui ama dire che sta in Bassa Ciociaria o Alta Terra di Lavoro ("Et hic manet optime!").
Ha scritto una sessantina di libri: raccolte di racconti paesologici e storici, diari di viaggio, recensioni cinematografiche e saggi su Ingmar Bergman, di cui è un profondo cultore e conoscitore.
Il 29 maggio 2014 ha partecipato, con un suo lavoro: "La figura del padre nel cinema di Ingmar Bergman, al XII Convegno: "Cinema, filosofia e psicanalIsi", organizzato dalla UNISAL a Lecce, nell'Aula Ferrari del Palazzo Codazzo Pisanelli.
Nel 2016 un suo corposo contributo paesologico è stato inserito nel volume: "Gli Orpelli Svaniti" antologia letteraria curata dal poeta e critico letterario Dante Cerilli col contributo di AAVV (poeti e scrittori italiani) edito da Tofani-Editore.
Dall'estate del 2016 collabora con la rivista culturale on-line "linvitatospeciale.com" fondata dal giornalista enogastronomico Fabrizio Salce.
Nel settembre del 2016 ha firmato le prefazioni di due libri di Maurizio Andreoni Costacurta, architetto-scrittore: il romanzo "Quei silenzi pieni di parole" e il racconto lungo "Aveva pagato in anticipo".
Dal 2017 collaborerà con la rivista di Critica Letteraria "Pagine Lepine" fondata e diretta dal critico prof. Dante Cerilli.
Le altre sue opere s'intitolano:
LE STAGIONI DELLA LATTAIA-Il racconto breve della donna che mesceva il latte.
STORIE DAL PAESE DEI CICLAMINI.
PAESOLOGO PER CASO (Volume 1/2/3/4 + I quattro volumi)
IL GENIO DI UPPSALA-Il grande cinema di Ingmar Bergman spiegato a chi lo ignora.
PARLA CON BERGMAN.
UN'ESTATE CON MONIKA (con prefazione del prof. Giovanni Invitto).
FARO MAGICA.
LA TRILOGIA RELIGIOSA.
THE GENIUS - 8 grandi film di Ingmar Bergman.
THE GENIUS - 6 capolavori di Ingmar Bergman.
STRINDBERG in BERGMAN.
KIERKEGAARD in BERGMAN.
NIETZSCHE in BERGMAN
La Morte e Dio in Ingmar Ernst Bergman.
Roberto Tortora legge LE STAGIONI DELLA LATTAIA.
CRONACHE DAL PICCOLO BORGO DELLA PIETRA MILLENARIA.
Il racconto della strage dei soldati francesi a Coreno nel marzo del 1799.
STORIA DI CORENO
La figura del Padre nel cinema di Ingmar Ernst Bergman.
C'E' UN VECCHIO GELSO FRONZUTO PROPRIO SOTTO CASA MIA.
7 RACCONTI IRONICI BREVI.
La Danza degli Ulivi nel Vento (poesie).
I Dolori di un Povero Poeta Prosastico (poesie).
Faro: l'isola del bergmaniano.
Di Streghe e di Janare.
L'Orto dei Frutti Dimenticati (con prefazione di Fabrizio Salce).
Compendio di Giochi Antichi e Passatempi Dimenticati (con prefazione di Massimo Roscia),
Storie dalla Valle del Liri.
Storie dalla Val di Comino.
Storie dalla Valle dell'Ausente (con prefazione di Luca Piccolino).
Storie da Posillipo.
Storie dalla Valmarecchia.
Album Fotografico 1: PAESOLOGIA.
Album Fotografico 2: VUCUMPRA'.
Album Fotografico 3: IANUA-PORTE.
Album Fotografico 4: TRAMONTI.
AIbum Fotografico 5: Mastri Casari.
Album Fotografico 6: SS7 Via Appia.
Album Fotografico 7: Castelnuovo Parano.
Album Fotografico 8: Coreno Ausonio.
+ 18 saggi MONOGRAFICI su altrettanti film di Ingmar Bergman.

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