PANNI APPESI

Quando i paesi erano una grande famiglia.

Salvatore M. Ruggiero Tradizioni Lascia un commentoA-   A=   A+

Purtroppo, per una serie di ragioni che è troppo lungo spiegare, la vita di paese logora i suoi abitanti. il logorio si potrebbe evitare; ci sarebbero delle terapie ma presuppongono l’esistenza di una serie di caratteristiche personali e sociali che ormai sono merce rara. Tra tutte almeno due condizioni sono necessarie: la Mutualità e il senso di Cooperazione.

Quando i paesi erano una grande famiglia.

Tra le tante, almeno due sono le condizioni sufficienti che si
richiedono a un paese per continuare a funzionare – non dico
bene, ma almeno decentemente – e, quindi, per sopravvivere:
la Mutualità e la Cooperazione tra i paesani. Non sono
ammesse eccezioni, né condizioni, specie se il paese è
piccolo. Piccolo come il mio. Anzi, più il paese è piccolo,
più la mobilitazione dev’essere generale; allora tutti devono
contribuire: socialmente, economicamente, culturalmente.
Tutti devono fare la loro parte. E anche di più. Altrimenti il
sistema non funziona. E, il sistema non può funzionare
altrimenti. Anticamente il paese era come una grande
famiglia, pronta a fare fronte comune alle avversità e a
combattere, paesani uniti tutti assieme, qualsiasi forma di
invasione, qualsiasi forma di minaccia alla sua sussistenza,
alla sua prosecuzione. Che fossero: la povertà, la miseria, i
briganti, le angherie e i soprusi dei potenti, le guerre, le
carestie, gli eventi atmosferici catastrofici, le epidemie o i
terremoti disastrosi. Non importava. C’era mobilitazione
generale perfino per il crollo di una macera che doveva
essere tirata su in breve tempo: “gliu varu s’è spallathu!” Era
il grido d’allarme che si levava tra i monti. O per un grosso
animale caduto in un dirupo e da recuperare, vivo o morto.
O, ancora per un covone di fieno stagionato andato
improvvisamente a fuoco: allora si urlava e si portava acqua
nei secchi: “gliu metale s’è appicciathu”!”. Come dice pure il
poeta Quirino, in una sua poesia paesologica: tutti
accorrevano, come ad assistere un morto sul suo catafalco.
Tutti accorrevano; tutti correvano in aiuto. Lui che per lavoro
“aisa gli vari spallathi” o costruisce nuove “macere”, il più
classico, il più preistorico e il più nobile dei lavori
paesologici, per ironia della sorte, cent’anni fa sarebbe stato
disoccupato; oppure avrebbe avuto tanto lavoro, ma non
retribuito, oppure retribuito malamente, magari solo da un
parco pasto a fine giornata. Si faceva Pasqua per una zuppa
di fagioli. Per non parlare, poi, dell’uso di tenere la chiave
nella toppa, anche di notte: non c’era nessun rischio, non si
correva nessun pericolo di essere derubati dai ladri: il poco
che si aveva era considerato bene comunitario, era nel
possesso del singolo, ma nella disponibilità comune; chi
avrebbe potuto o voluto depredarlo? I sistemi-paese hanno
funzionato, anche in periodi nei quali le condizioni
economiche, sociali e culturali erano molto meno favorevoli
e fiorenti di quelle attuali (crisi a parte), perché tra i cittadini
c’era un patto non scritto di comportamento; una specie di
regola non vergata, di consuetudine antica, di uso ancestrale,
secondo il quale, in caso di necessità (che, poi, era la
condizione abituale, quotidiana) ci si doveva aiutare
vicendevolmente e cooperare per il benessere collettivo, per
il bene della intera comunità, della comunità intera, nessuno
escluso. specie i più deboli e disperati. Il bene supremo, da
tutelare e da rispettare. Magari, anche mettendo da parte
l’interesse personale. Il Bene Comune, insomma, non era
solamente uno slogan elettorale. Tutti avevano aderito a
questa condizione. Tutti avevano aderito ed erano fedeli a
questo patto. Se non fosse stato così gli artigiani, gli operai, i
commercianti, i (pochi) professionisti, non avrebbero potuto
rendere floride le loro attività, tirare su le loro famiglie,
contribuire economicamente alla crescita dell’intera
comunità. Oggi, tranne rare eccezioni tra vicini, la Mutualità
e la Cooperazione non sopravvivono quasi più, e il paese sta
morendo. E nessuno si stringe più al suo capezzale. Nessuno
più sta al capezzale del morto: nessuno più sa nemmeno chi è
il morto da piangere. Anzi, nessuno sembra addirittura
accorgersi che qualcuno è moribondo o morto. Ci sarà’ pure
un motivo se all’inizio del secolo scorso la popolazione era di
2500 abitanti e dopo un secolo. Oggi li vedi, tronfi e impettiti
e sazi, mentre si aggirano per il loro paese che puzza di
morte, i paesani. Sembra che tutti siano autosufficienti; tutti
si bastano; tutti possono fare a meno di tutti gli altri. Ma,
qualcuno ci aveva avvertiti: la solidarietà, la fratellanza e la
modestia sono le ragione di vita dei deboli; la solitudine,
l’ignoranza e la supponenza sono le debolezze dei forti. Oggi
c’è in giro troppa gente che confonde la modernità col
progresso, la furbizia con l’intelligenza, il ritorno alla terra
col ritorno alla clava, il potere con l’esercizio della cosa
pubblica, l’apparire con l’essere, gli strumenti con il fine, et
alia. Ma L’intelligenza e cosa diversa dalla furbizia.
L’intelligenza è vivida; la furbizia è …livida!

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Scrittore- Autore
Salvatore M. Ruggiero è nato il 6/6/57 a Coreno Ausonio (FR) dove vive e lavora. Lui ama dire che sta in Bassa Ciociaria o Alta Terra di Lavoro ("Et hic manet optime!").
Ha scritto una sessantina di libri: raccolte di racconti paesologici e storici, diari di viaggio, recensioni cinematografiche e saggi su Ingmar Bergman, di cui è un profondo cultore e conoscitore.
Il 29 maggio 2014 ha partecipato, con un suo lavoro: "La figura del padre nel cinema di Ingmar Bergman, al XII Convegno: "Cinema, filosofia e psicanalIsi", organizzato dalla UNISAL a Lecce, nell'Aula Ferrari del Palazzo Codazzo Pisanelli.
Nel 2016 un suo corposo contributo paesologico è stato inserito nel volume: "Gli Orpelli Svaniti" antologia letteraria curata dal poeta e critico letterario Dante Cerilli col contributo di AAVV (poeti e scrittori italiani) edito da Tofani-Editore.
Dall'estate del 2016 collabora con la rivista culturale on-line "linvitatospeciale.com" fondata dal giornalista enogastronomico Fabrizio Salce.
Nel settembre del 2016 ha firmato le prefazioni di due libri di Maurizio Andreoni Costacurta, architetto-scrittore: il romanzo "Quei silenzi pieni di parole" e il racconto lungo "Aveva pagato in anticipo".
Dal 2017 collaborerà con la rivista di Critica Letteraria "Pagine Lepine" fondata e diretta dal critico prof. Dante Cerilli.
Le altre sue opere s'intitolano:
LE STAGIONI DELLA LATTAIA-Il racconto breve della donna che mesceva il latte.
STORIE DAL PAESE DEI CICLAMINI.
PAESOLOGO PER CASO (Volume 1/2/3/4 + I quattro volumi)
IL GENIO DI UPPSALA-Il grande cinema di Ingmar Bergman spiegato a chi lo ignora.
PARLA CON BERGMAN.
UN'ESTATE CON MONIKA (con prefazione del prof. Giovanni Invitto).
FARO MAGICA.
LA TRILOGIA RELIGIOSA.
THE GENIUS - 8 grandi film di Ingmar Bergman.
THE GENIUS - 6 capolavori di Ingmar Bergman.
STRINDBERG in BERGMAN.
KIERKEGAARD in BERGMAN.
NIETZSCHE in BERGMAN
La Morte e Dio in Ingmar Ernst Bergman.
Roberto Tortora legge LE STAGIONI DELLA LATTAIA.
CRONACHE DAL PICCOLO BORGO DELLA PIETRA MILLENARIA.
Il racconto della strage dei soldati francesi a Coreno nel marzo del 1799.
STORIA DI CORENO
La figura del Padre nel cinema di Ingmar Ernst Bergman.
C'E' UN VECCHIO GELSO FRONZUTO PROPRIO SOTTO CASA MIA.
7 RACCONTI IRONICI BREVI.
La Danza degli Ulivi nel Vento (poesie).
I Dolori di un Povero Poeta Prosastico (poesie).
Faro: l'isola del bergmaniano.
Di Streghe e di Janare.
L'Orto dei Frutti Dimenticati (con prefazione di Fabrizio Salce).
Compendio di Giochi Antichi e Passatempi Dimenticati (con prefazione di Massimo Roscia),
Storie dalla Valle del Liri.
Storie dalla Val di Comino.
Storie dalla Valle dell'Ausente (con prefazione di Luca Piccolino).
Storie da Posillipo.
Storie dalla Valmarecchia.
Album Fotografico 1: PAESOLOGIA.
Album Fotografico 2: VUCUMPRA'.
Album Fotografico 3: IANUA-PORTE.
Album Fotografico 4: TRAMONTI.
AIbum Fotografico 5: Mastri Casari.
Album Fotografico 6: SS7 Via Appia.
Album Fotografico 7: Castelnuovo Parano.
Album Fotografico 8: Coreno Ausonio.
+ 18 saggi MONOGRAFICI su altrettanti film di Ingmar Bergman.

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