COPERTINA VALDICOMINO

Due tragiche e sanguinarie storie di Briganti dalla Val di Comino (FR)

Salvatore M. Ruggiero Storia Lascia un commentoA-   A=   A+

Villa Latina, in provincia di Frosinone, fino a un paio di secoli fa, si chiamava Agnone. Il suo territorio montano e inospitale ospitava il brigante Fortunato Gargano e la sua banda, che da lì compiva scorrerie su tutto il territorio dell‟Alta Terra di Lavoro. Egli fece rare apparizioni pure sul territorio di Coreno “ma senza lasciare nella storia una sua particolare impronta”, come scrive Don Giuseppe La Valle nella sua “Storia di Coreno”. Di lui e delle sue, non gloriosissime né appassionanti, gesta si apprende qualcosa e alquanto stringatamente, solo dalla lettura di poche righe contenute nelle “Memorie Statutarie di Fondi”. Questo riportano quelle poche parole. “Famoso bandito, il quale era stato il primo ad eccitare la rivolta di Agnone: depose le armi e fu perdonato dopo la distruzione della banda di Fra Diavolo.” Una legittima curiosità! Chissà se i pochi Gargano che a tutt’oggi popolano il mio paese natale non possano essere i pronipoti del brigante senza gloria? Ad ogni buon conto la quasi insignificante storia truce delle terribili gesta del brigante senza gloria pare sia stata tramandata, e allora io ne ripropongo qui un solo episodio. In una delle sue scorribande sulle montagne di Coreno, come era in uso all‟epoca, non trovando altro cibo, i suoi scagnozzi avevano rubato e macellato un vitello da latte, che stava sui monti con altre bestie dei pastori corenesi. Questi si accorsero a notte fonda che all’appello mancava una delle bestie di tale Marco Ruggiero e che sicuramente era stata presa dai banditi per cibarsene, avendone trovato il sangue e brandelli di pelle. Quando i pastori tornarono a valle raccontarono l’accaduto a una squadra di civili armati che era in affiancamento ai carabinieri, per una battuta anti-brigantaggio. Il racconto è altamente istruttivo, anche perché ci spiega secondo quali modalità le autorità di polizia avevano pensato di avviare la repressione del fenomeno del brigantaggio e del banditismo. A tale scopo erano, infatti, organizzate, dalle autorità centrali di polizia, delle squadre di miliziani regolari, alle quali venivano affiancate, per la conoscenza del territorio e anche per mere ragioni numeriche, delle squadre di miliziani volontari, scelti come volontari (appunto) tra i civili locali più validi, ardimentosi e forti. Non era raro, poi, il caso che la squadra di volontari prendesse addirittura delle iniziative e agisse “sua sponte”, senza dover eseguire ordini, come pare che avvenne nel caso di cui rendicontiamo. Questi uomini, infatti, senza farselo ripetere due volte, si lanciarono subito all’inseguimento della banda di Fortunato Gargano e, dopo appena qualche ora che s’erano messi sulle loro tracce, li tallonarono, e con uno stratagemma riuscirono, senza che nessuno davanti se ne accorgesse, a catturare uno degli uomini della retroguardia. Quelli davanti proseguirono per le montagne al buio e non si accorsero di niente. La guardia civile uccise il brigante, lo squartò, estrasse dal suo torace il cuore e il fegato, li avvolse in un panno e tornò indietro. Quando gli uomini ebbero raggiunto il paese, entrarono nella taverna sostenendo di essere riusciti a recuperare qualche pezzo del maltolto e di volere con quei resti organizzare un festino. Il fegato del vitello fu consegnato al cuoco che, pare, lo preparò alla veneziana, con abbondante cipolla. Il cuore fu fatto a fette e cotto alla brace. Per festeggiare tutti assieme le gesta della pattuglia di guardie civili fu invitato a cena anche il Ruggiero. In fondo gli ingredienti del pasto erano roba sua; il fegato e il cuore, gli ingredienti basilari, li aveva di fatto procurati lui. Il Ruggiero mangiò avidamente ma anche inconsapevolmente la pietanza che gli era stata con tanta sapienza cucinata. Gli altri, chi con una scusa chi con un’altra, non assaggiarono nemmeno un boccone dal piatto; bevvero solo e anche abbondantemente. Alla fine della cena, quando erano tutti alticci, il discorso cadde inevitabilmente sul furto del vitello e sul suo parziale ma miracoloso recupero. Qualcuno della truppa chiese al Ruggiero cosa avrebbe fatto al ladro se lo avesse avuto fra le mani. Quello, senza pensarci troppo, rispose: “Lo avrei squartato e gli avrei mangiato il fegato!” “E allora! Abbiamo fatto proprio bene. Caro amico Marco – replicò, pronto, qualcuno dei compagni – Proprio il fegato di quel disgraziato di ladro ti sei appena pappato!” E scoppiarono tutti in una fragorosa risata. L‟unico che non rise, anzi che rimase molto serio, fu il povero Ruggiero, che da allora ebbe il soprannome di …cannibale.

La seconda storia, che ho appresa avendola letta da qualche parte, ma ora non ricordo dove, somiglia, per alcuni particolari e, soprattutto, per il suo drammatico finale, alla trama del film di Ingmar Bergman “La fontana della vergine”, tratto, a sua volta, da una leggenda svedese del XIV secolo, “La figlia di Tore di Wange” (Töre’s dotter i wänge). Narra di sette fratelli, dalla forza spropositata, che divennero, un bel giorno, tutti banditi. Venuti in queste montagne, si diedero a fare ciò che tutti i briganti facevano meglio: rubare, uccidere, sequestrare persone, violentarle e spogliarle, anche degli abiti, e far bottino, di notte, di centinaia di pecore e altri animali, che qui abbondavano. All’improvviso non si seppe più nulla della banda. Pare che cinque di essi morirono, mentre due sopravvissuti scomparvero nel nulla. Alcuni cittadini della Valle di Comino che, qualche anno dopo, portarono al mercato di Alatri seta grezza da vendere, riconobbero i due malandrini in due mercanti che avevano stabilito in quella città un fiorente commercio di abiti preziosi per la festa, molti dei quali razziati nelle cittadine della valle alle signore e alle giovani vergini. Inutile dire che, anche in questo secondo caso, i due briganti ebbero la peggio: furono bloccati, arrestati, processati e posti a morte. Nel giro di appena qualche giorno, la loro sorte fu segnata, come era consuetudine giudiziaria prima dell‟Unità d‟Italia.

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Scrittore- Autore
Salvatore M. Ruggiero è nato il 6/6/57 a Coreno Ausonio (FR) dove vive e lavora. Lui ama dire che sta in Bassa Ciociaria o Alta Terra di Lavoro ("Et hic manet optime!").
Ha scritto una sessantina di libri: raccolte di racconti paesologici e storici, diari di viaggio, recensioni cinematografiche e saggi su Ingmar Bergman, di cui è un profondo cultore e conoscitore.
Il 29 maggio 2014 ha partecipato, con un suo lavoro: "La figura del padre nel cinema di Ingmar Bergman, al XII Convegno: "Cinema, filosofia e psicanalIsi", organizzato dalla UNISAL a Lecce, nell'Aula Ferrari del Palazzo Codazzo Pisanelli.
Nel 2016 un suo corposo contributo paesologico è stato inserito nel volume: "Gli Orpelli Svaniti" antologia letteraria curata dal poeta e critico letterario Dante Cerilli col contributo di AAVV (poeti e scrittori italiani) edito da Tofani-Editore.
Dall'estate del 2016 collabora con la rivista culturale on-line "linvitatospeciale.com" fondata dal giornalista enogastronomico Fabrizio Salce.
Nel settembre del 2016 ha firmato le prefazioni di due libri di Maurizio Andreoni Costacurta, architetto-scrittore: il romanzo "Quei silenzi pieni di parole" e il racconto lungo "Aveva pagato in anticipo".
Dal 2017 collaborerà con la rivista di Critica Letteraria "Pagine Lepine" fondata e diretta dal critico prof. Dante Cerilli.
Le altre sue opere s'intitolano:
LE STAGIONI DELLA LATTAIA-Il racconto breve della donna che mesceva il latte.
STORIE DAL PAESE DEI CICLAMINI.
PAESOLOGO PER CASO (Volume 1/2/3/4 + I quattro volumi)
IL GENIO DI UPPSALA-Il grande cinema di Ingmar Bergman spiegato a chi lo ignora.
PARLA CON BERGMAN.
UN'ESTATE CON MONIKA (con prefazione del prof. Giovanni Invitto).
FARO MAGICA.
LA TRILOGIA RELIGIOSA.
THE GENIUS - 8 grandi film di Ingmar Bergman.
THE GENIUS - 6 capolavori di Ingmar Bergman.
STRINDBERG in BERGMAN.
KIERKEGAARD in BERGMAN.
NIETZSCHE in BERGMAN
La Morte e Dio in Ingmar Ernst Bergman.
Roberto Tortora legge LE STAGIONI DELLA LATTAIA.
CRONACHE DAL PICCOLO BORGO DELLA PIETRA MILLENARIA.
Il racconto della strage dei soldati francesi a Coreno nel marzo del 1799.
STORIA DI CORENO
La figura del Padre nel cinema di Ingmar Ernst Bergman.
C'E' UN VECCHIO GELSO FRONZUTO PROPRIO SOTTO CASA MIA.
7 RACCONTI IRONICI BREVI.
La Danza degli Ulivi nel Vento (poesie).
I Dolori di un Povero Poeta Prosastico (poesie).
Faro: l'isola del bergmaniano.
Di Streghe e di Janare.
L'Orto dei Frutti Dimenticati (con prefazione di Fabrizio Salce).
Compendio di Giochi Antichi e Passatempi Dimenticati (con prefazione di Massimo Roscia),
Storie dalla Valle del Liri.
Storie dalla Val di Comino.
Storie dalla Valle dell'Ausente (con prefazione di Luca Piccolino).
Storie da Posillipo.
Storie dalla Valmarecchia.
Album Fotografico 1: PAESOLOGIA.
Album Fotografico 2: VUCUMPRA'.
Album Fotografico 3: IANUA-PORTE.
Album Fotografico 4: TRAMONTI.
AIbum Fotografico 5: Mastri Casari.
Album Fotografico 6: SS7 Via Appia.
Album Fotografico 7: Castelnuovo Parano.
Album Fotografico 8: Coreno Ausonio.
+ 18 saggi MONOGRAFICI su altrettanti film di Ingmar Bergman.

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