Gavi & Ovada verso un Consorzio dell’Alto Monferrato del vino

Pietro Marcellino Eventi, Vino, Vitigno Lascia un commentoA-   A=   A+

Data: 12 ottobre 2017. Scenario: Enoteca Regionale di Ovada. Vini: Gavi Docg, Dolcetto di Ovada Doc e Ovada Docg. Incontro: storia, terroir, presente e futuro delle tre denominazioni piemontesi più vicine alla Liguria.

Sono le anime straordinarie del vino dell’Alto Monferrato che chiedono di allearsi, di dialogare, di convivere, di fare sistema e promuoversi insieme.

L’appello viene da Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio di Tutela del Gavi, 13 milioni di bottiglie negli ultimi anni. “Siamo un territorio unico – ha sottolineato –, bisogna lavorare per obiettivi comuni, da soli non si va da nessuna parte. Propongo la creazione di un Consorzio unico che raggruppi i vini dell’Alto Monferrato. Una governance unica per creare progetti credibili, lavorare per obiettivi comuni, allo scopo di intercettare le risorse finanziarie del PSR e altri fondi europei”.

L’apertura del presidente Montobbio trova consensi tra i rappresentanti dei Direttivi degli altri due Consorzi e tra i numerosi produttori presenti.

“I primi attori di questo territorio siamo noi; da soli non si va da nessuna parte – ribadisce Antonio Facchino, presidente del Consorzio del Dolcetto di Ovada Doc, 1,7 milioni di bottiglie nel 2015. Dobbiamo lavorare per obiettivi comuni”.

Dello stesso parere Italo Danielli, presidente del Consorzio di Tutela dell’Ovada Docg. “Fare sinergia, spiega, facendo esaltare le peculiarità del territorio. Occorre qualificare le Docg: qui convivono esperienza, territorio e persone e si può costruire, assieme a tanti giovani produttori, un futuro di eccellenza”.

Questa è una zona di confine, ultimo lembo silenzioso del Sud Piemonte, un angolo appartato si, ma che in passato ha visto transitare merci e persone, contadini e marinai, perché da qui passava la Via del sale.

Un territorio complesso e ricco che si assapora quotidianamente nel paesaggio, nel dialetto, negli usi e nella gastronomia.

Dal punto di vista geomorfologico, la grande pianura incontra l’Appennino ligure, la notevole biodiversità è una vera risorsa: vigneti, prati, boschi e marne bianche e rosse contraddistinguono le colline di due antichi vini piemontesi: il Gavi e il Dolcetto di Ovada.

Un territorio vinoso interessante, dominato dalla vetta del Monte Tobbio che profuma di salsedine, perché Genova è proprio lì, a pochi tornanti.  Siamo nell’Oltregiogo, cosiddetto, oltre il valico montano della “Superba”, dove il “marin”, la brezza che si alza dalle onde del Golfo ligure, attraversa i filari e carica di profumi e di sapori minerali e sapidi questi tralci benedetti, portando con sé l’influenza di Genova anche nel cibo: oltre alle specialità piemontesi qui sono tipiche le farinate, le focacce, le acciughe, le torte di verdure. Una ricchezza culinaria che è difficile riscontrare altrove in un territorio così circoscritto.

Ma, se i castelli rappresentano la continuità territoriale tra Gavi e Ovada, l’uva e il vino ne sottolineano le differenze. Se le colline di Gavi rappresentano la patria di elezione del grande vitigno Cortese, sono le vigne di Dolcetto a dominare il paesaggio.

Prodotti diversi per colore, struttura e fama, accomunati da un passato non sempre luminoso – i “vini dei Genovesi”, da vendere sfusi a basso prezzo – da un presente in pieno movimento e da un futuro in grande evoluzione.

Quando si dice Gavi si dice Cortese 100%, il vino delle Corti Genovesi, che attraverso le grandi famiglie di armatori, Doria, Adorno, Grimaldi, partiva già nel 18° secolo da Genova  alla conquista dei mercati internazionali. Oggi il Gavi Docg esporta quasi l’85% delle sue bottiglie  in oltre 70 paesi nel mondo, prodotte ogni anno da 440 aziende in 11 Comuni della provincia di Alessandria.

Si produce in 5 tipologie: fermo, frizzante, spumante, riserva e riserva spumante metodo classico. Dotato di straordinaria longevità, forte mineralità, profumi freschi e fruttati; al gusto risulta armonico e di ottima struttura. Abbinamenti: dalla storica focaccia al pesce, alle torte salate di verdure, ai ravioli sconditi, “a culo nudo”. Da provare in accostamento al sushi o alla paella catalana, come suggerisce Paolo Novara, Sommelier degustatore ufficiale dell’AIS.

Dire Dolcetto, invece, è come pronunciare Ovada, da queste parti. Vitigno già coltivato intorno al 1200 che in queste colline trovava l’habitat migliore per esaltare le sue caratteristiche  e ben si sposava con le carni, gli agnolotti, i funghi diventando così la prima Doc di Dolcetto in Piemonte e il vino più tipico e tradizionale di questo territorio. Vino quotidiano, piacevole, fresco, contenuto nell’acidità, ricco in tannini, è espressione del territorio in virtù di terreni ed esposizioni ottimali.

L’Ovada Docg ha la stessa zona di origine, costituita da 22 comuni, dal 2008 riconosciuto Docg, ha una maggiore struttura e longevità, un Disciplinare più restrittivo, una minore resa per ettaro, 12 mesi di invecchiamento per la Docg, 20 mesi per la menzione Vigna e 24 per la tipologia Riserva, con o senza Vigna. Si abbina in modo eccellente con i ravioli al tocco genovese, con polenta e funghi, selvaggina e, perché no, si presta al sorseggio di meditazione.

Che dire… che il vecchio Piemonte sopravvive bene in questi paesi ai confini con la Liguria, dove tre vini e due vitigni parlano di terra, raccontano un territorio fascinoso, la sua storia, forse sconosciuta ai più… il suo futuro.

Dal Nostro Inviato Andrea di Bella

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