Il balsamico aceto tradizionale di Fabio Massimo Bonini: gusto senza tempo!

Rita Giorgi Attori, Notizie, prodotti tipici, Storia Lascia un commentoA-   A=   A+

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Una storia centenaria quella della famiglia Bonini e dell’acetaia. Nel mondo dei balsamici, la fase più delicata è quella relativa all’invecchiamento. Proprio per questa fase vigono molteplici regole mai scritte, che si tramandano invece di generazione in generazione. Solo così è possibile invecchiare e acetificare il mostro cotto lentamente, con conoscenza e controllo di questo processo tanto delicato quanto estremamente naturale, reazione spontanea a carico dell’etanolo.

 

Il processo di acetificazione non è altro che l’ossidazione dell’alcol etilico prodotto precedentemente dalla fermentazione alcolica.

 

L’acetaia Bonini ha sede vicino a Modena, unica zona di produzione dell’aceto balsamico tradizionale di Modena DOP. Questa lavorazione ripone parte della sua complessità nel tempo. Solo l’attesa e la pazienza permettono di poter assaggiare un prodotto assolutamente senza eguali.

 

Quello prodotto da Bonini è l’aceto balsamico tradizionale di Modena, che non è da confondere con l’aceto balsamico di Modena. Il primo è prodotto con metodo assolutamente artigianale, acetificando lentamente il mosto cotto proveniente dalla raccolta delle uve locali. Il secondo è prodotto a partire da aceto di vino classico, con l’aggiunta di mosto e, talvolta, di caramello. Un procedimento completamente diverso.

 

“Questo inimitabile nettare affonda le sue radici addirittura in epoca romana, ma di mosto cotto ne parla Virgilio nelle Georgiche e nel medioevo era già considerato un prodotto di gran lusso.

 

Il termine balsamico fu introdotto poi nel ‘700 quando a questo nettare vennero attribuiti importanti proprietà curative, tali da indurre a utilizzarlo come rimedio per le piaghe provocate dalla peste, oppure per scacciare le emicranie. Lucrezia Borgia ne fece uso per il parto e Gioacchino Rossini per lo scorbuto. Le nostre nonne lo usavano, e molti ancora oggi, come digestivo a fine pasto.

 

Forte di una storia millenaria oggi come un tempo è considerato dagli intenditori un tocco inimitabile per conferire a un primo piatto, a una pietanza, alla frutta o a un gelato un sapore davvero speciale.”

Parola di Fabio Massimo Bonini.

 

 

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