A Torino per assaporare la vera pizza napoletana

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di Angela Merolla

Mi guardo intorno… il rosso vivido si rincorre a tratti dal soffitto ai tavoli, dal banco alla cupola cangiante del forno a legna, fino al pomodoro polposo che abili mani stanno adagiando sul disco di pasta, mentre il fuoco ardente a tratti si lascia intravvedere.

Eppure sono attratta da una corniche di legno alla parete, è bianca come la luce che emana dai bordi sulla tela al suo interno, anch’essa candida e senza nessuna immagine impressa, solo uno spazio assolutamente vuoto sul quale ho iniziato a immaginare.

Ed ecco di colpo sulla tela si tracciano i marciapiedi stretti che accompagnano la salita di Materdei a Napoli, i panni stesi dai balconi sventolano a festa, le botteghe gonfie di mercanzia la espongono anche all’esterno, le voci colorano la strada che porta lì dove oltre un secolo fa tutto è iniziato, portano alla pizzeria di Don Antonio Starita.

Dopo l’ingresso che accoglie con l’inconfondibile profumo di pizza, le piccole sale si avvicendano in un lungo percorso ricavato nella profondità del caseggiato tra quelli che erano i bassi di un tempo, piccole case contigue, ora divenute luogo sacro della vera pizza napoletana e della storia che la sostiene.

Ma poi il profumo è troppo intenso per essere frutto di ricordi e la tela ritorna bianca, mentre davanti a me si materializza un’invitante pizza Margherita.

Sono alla Pizzeria Starita a Torino, sorta da poco più di un mese nell’elegante centro storico; Don Antonio Starita, dopo New York e Milano, porta anche nel capoluogo Piemontese la tradizione della vera pizza napoletana dai gusti classici o innovativi, ma anche i sapori della cucina partenopea con i tipici fritti  e i prodotti gastronomici accuratamente selezionati, senza tralasciare i dolci partenopei.

A tramandare questi sapori alla Pizzeria Starita di Torino è Gennaro Campitelli, ovvero il nipote di Don Antonio Starita, anch’egli maestro pizzaiolo, nato e cresciuto tra il banco e il forno della storica pizzeria dello zio a Materdei, per cui chi meglio di lui può garantire la veracità di un lavoro tramandato in famiglia di generazione in generazione e divenuto espressione di una filosofia, di una storia, di una città.

Gennaro, ha la vivacità intellettiva tutta napoletana, ne traspare la conscia responsabilità del suo ruolo, ma gli insegnamenti di Don Antonio Starita lo hanno reso anche sicuro nel portare avanti l’artigianalità e l’alta qualità della pietanza più apprezzata al mondo.

Cura personalmente l’impasto dei panetti: farina 00, tempo minimo di lievitazione e maturazione di 9 ore, tipica stesura e cottura nel forno a legna, per servire anche a Torino, la pizza “Starita” dal fondo sottile e il bordo di circa due centimetri, la stessa pietanza digeribile e gustosa servita a Napoli, Milano e New York.

Maestro Pizzaiolo Gennaro Campitelli:

“L’arte che appartiene a noi pizzaioli, ci permette di trasformare davanti agli occhi del cliente la viva massa bianca in una pietanza composta e completa, che nasce dall’abilità delle mani, dalle percezioni al tatto e da tanta mera passione, per il piacere di portare a tavola emozioni”

La pizza di Don Antonio Starita anche a Torino è “appagante”, il piacere coinvolge tutti i sensi di spicchio in spicchio, ancor più se portati alla bocca con le mani e non con la forchetta, ve lo assicura una napoletana verace.

www.pizzeriestarita.it

 

 

 

 

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