Quattro romanzi per l’inverno

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sopravvissuto

Ecco quattro libri che faranno compagnia nelle sere invernali, quando fuori è freddo ci si può scaldare sempre con qualche storia scritta bene.

L’ ultimo sopravvissuto. Una storia vera, di Sam Pivnik 

La testimonianza mai raccontata del bambino che da solo sfuggì agli orrori dell’olocausto
«La gente spesso mi chiede perché abbia aspettato tanto per raccontare la mia storia. È una domanda semplice, ma la risposta non lo è» – Sam Pivnik.
Sam Pivnik, figlio di un sarto ebreo, nasce a bedzin in polonia e trascorre una vita normale fino al primo settembre del 1939. Nel giorno del suo tredicesimo compleanno i nazisti invadono la Polonia e la guerra spazza via in un attimo ogni possibilità.

Dragon ball. Vol. 6, di Akira Toriyama

Diverso tempo è trascorso dalla grandiosa battaglia tra Goku e Majin Bu, e ora una nuova minaccia incombe sul mondo che ha ritrovato la pace… Questa volta il nemico arriva dal “sesto universo”! Comincia un dragon ball completamente nuovo, che riprende le avventure dei Saiyan da dove si erano interrotte.

Sono tornati i Braccialetti rossi, di Mimmo Parisi

Ecco la nuova edizione di “Sono tornati i Braccialetti rossi”. La storia è stata inglobata tra un rinnovato incipit. E un epilogo struggente. Questo romanzo presenta un racconto che tratta delle ‘avventure’ di alcuni bambini appassionati della omonima serie televisiva. Il contesto è quello della pediatria dell’ospedale Bellaria di Bologna. Insieme a questa storia, l’autore, con scrittura lieve, propone alcuni altri appassionanti racconti estrapolati da “Racconti di periferia”, libro 2° classificato al premio letterario ‘Notad’autore2016’, dopo “Scusate il disordine” di Ligabue.

Amarcord bianconero, di Ernesto Ferrero

Con questo romanzo di memorie autobiografiche Ernesto Ferrero, qui in veste di giovane tifoso juventino, ci riporta a un momento in cui l’epica di un calcio dal volto umano era ancora parlata e scritta: affidata alle radiocronache di Nicolò Carosio, alle immaginifiche descrizioni dei settimanali sportivi e poi di Gianni Brera, a figurine un po’ meste in cui i calciatori non sorridono mai. Ma l’amarcord va oltre le tinte bianconere. Perché il calcio è un linguaggio universale in cui c’è dentro tutto: il singolo e il gruppo, il valore e la fortuna, il metodo e l’estro, la beffa e il riscatto.

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