Per EIMA International un esercito di “apostoli”

Patrizia Menicucci Eventi, Fiere, Macchine agricole, Sonfaggi Lascia un commentoA-   A=   A+

apostoli

Presentata nel corso dell’assemblea annuale FederUnacoma un’indagine comparativa sulle performance delle maggiori fiere della meccanica agricola a livello internazionale. Nel confronto con il SIMA di Parigi la rassegna di Bologna mostra indici migliori rispetto a tutti i parametri considerati. Notevolmente alto per quanto riguarda EIMA il segmento dei cosiddetti “apostoli” (86,2%), vale a dire quegli operatori che sono talmente convinti della validità della rassegna da esserne sostenitori attivi partecipando alla costruzione della buona reputazione dell’evento.

L’EIMA di Bologna batte il SIMA di Parigi sul piano della internazionalità, della capacita di generare business, della qualità di espositori e visitatori, del rapporto costi/benefici e persino della logistica. Lo rivela un’indagine realizzata dalla GRS – società specializzata che esegue a livello internazionale ricerche socio-economiche e di mercato nel settore fieristico – presentata questo pomeriggio a Varignana (BO) nel corso dell’Assemblea annuale FederUnacoma. La ricerca comparativa, che è stata condotta su un campione molto esteso comprendente numerose aziende espositrici nelle in più importanti fiere internazionali, tra cui EIMA e SIMA, e una consistente platea di operatori e visitatori che frequentano l’una e l’altra rassegna, utilizza modelli specifici per la valutazione delle performance fieristiche. Nella scala di valutazione adottata per la ricerca il livello di internazionalità della rassegna francese viene valutato 6,1, laddove EIMA ottiene 7,3, e la qualità degli espositori vede il SIMA a quota 6,3 mentre l’EIMA si attesta a quota 7,4. “In base ai dati raccolti, nessuno dei parametri misurati dall’indagine vede il SIMA percepito più competitivo rispetto alla rassegna bolognese – spiega Alessandro Cravidi, coordinatore della ricerca – e questo è un dato inconsueto quando si mettono a confronto eventi di grande tradizione come appunto le due kermesse della meccanica agricola che dovrebbero avere ciascuno i propri punti di forza”. Particolarmente interessante la clusterizzazione che evidenzia una differenza qualitativa molto marcata tra le due rassegne. Dividendo gli operatori nelle due fondamentali categorie di “fedeli” e “infedeli”, e di “insoddisfatti” e “soddisfatti”, l’indagine propone uno schema a quadranti rispetto ai quali collocare gli operatori stessi. In ambito SIMA quelli “mercenari”, vale a dire non particolarmente legati alla fiera e disposti a investire su manifestazioni diverse, si attestano su un valore di quasi il 35,6%, contro il 64,4% di operatori che risultano invece fedeli. Molto migliore la performance di EIMA, per la quale la percentuale degli “infedeli”

scende ad appena il 5,7%, mentre quella dei “fedeli” si attesta al 94,3%, una quota straordinariamente alta nel panorama fieristico.

Analizzando in particolare il segmento dei “fedeli” che partecipano ad EIMA, l’indagine GRS propone un’ulteriore suddivisione tra quelli che vengono definiti “ostaggi” e quelli definiti “apostoli o promotori”. Nel primo caso – spiega Cravidi – si tratta di operatori la cui fedeltà è determinata dalla consapevolezza che la partecipazione all’evento è necessaria e che per logiche di mercato bisogna comunque presidiarlo, mentre nel secondo caso si tratta di operatori che vedono la partecipazione come una scelta positiva, e sono desiderosi di essere presenti a prescindere dalle logiche concorrenziali, e di essere addirittura promotori della manifestazione presso altri operatori (da qui la definizione di “apostoli”). Nel caso dell’EIMA la categoria degli “apostoli o promotori” annovera addirittura l’86,2% degli operatori, un numero che riflette il notevole capitale di reputazione di questa rassegna e che la colloca ad un livello molto alto nel panorama mondiale di settore. L’indagine GRS non si limita alla comparazione fra EIMA e SIMA, ma si estende a tutte le maggiori rassegne della meccanica agricola, compresa l’Agritechnica di Hannover. Riscontri molto incoraggianti sono venuti anche su questo fronte, dove la rassegna italiana risulta sostanzialmente affiancata a quella tedesca su quasi tutti i parametri qualitativi.

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